Un articolo pubblicato dal Mondo, in edicola il 25 luglio scorso, riporta una lunga intervista rilasciata dall’amministratore delegato di UGF-Unipol Gruppo Finanziario Carlo Salvatori. La illustrazione dei piani di sviluppo del gruppo da lui amministrato, anche alla luce della sua recente riorganizzazione societaria , è stata la occasione per approfondire i possibili scenari assicurativi che il futuro prossimo venturo ci riserverà.
A questo proposito il giovane titolare di una affermata società di brokeraggio mi confidava qualche tempo fa il suo stupore per una delle affermazioni espresse dal presidente di UGF a proposito degli intermediari.
…In un’epoca contraddistinta dagli effetti della globalizzazione e dalla despecializzazione degli intermediari, in cui tutti possono vendere tutto, il mercato è dalla parte dei generalisti ben organizzati…
Il mio amico ha letto in questa affermazione l’inizio di molti interrogativi sul futuro dell’intermediario assicurativo in Italia. Personalmente ritengo che non ci si debba stupire più di tanto davanti a una opinione che in fondo prende semplicemente atto di una realtà che muta, così come sono mutate altre professioni, in altri settori e in tutti i Paesi. Ma se i cambiamenti modificano e cancellano abitudini, servizi e prodotti, altri se ne creano, con intelligente tempismo e nuove professionalità.
Pur non amando svisceratamente il più famoso sociologo di casa nostra, Francesco Alberoni, riconosco in lui la straordinaria capacità di scoprire spesso nell’evidente quotidiano assordanti verità che quasi sempre sfuggono alla attenzione comune. Su questo argomento vi invito a leggere un suo editoriale La vita è ricca e complessa. Chi si specializza inaridisce- Corriere della Sera. La sintesi che se ne ricava può essere raccolta in questa sua affermazione:
Nella società, come nell’individuo tutto ciò che è specializzazione estrema, inaridisce, impoverisce. Il matematico che conosce solo la matematica e l’economista solo l’economia non possono capire la ricchezza, la molteplicità del reale. Il sistema economico deve poggiare su numerosi pilastri e la cultura sulla pluralità e il fermento dei valori e dei saperi.
In assicurazioni tutto è e sarà molto più complicato. Norme, doveri di informativa, nuovi adempimenti altrettanto obbligatori faranno diventare i tempi degli approfondimenti individuali sempre più ristretti. La figura dell’assicuratore onnipresente e onniscente è da tempo estinta. Al suo posto c’è un imprenditore non più solitario, con grande capacità di visione di insieme, capace di comprendere che bisogna organizzarsi, per disporre di competenze specialistiche da utilizzare solo all’occorrenza.
In altri termini bisogna fare sistema con altri per fare affari con tanti. E’ questa la differenza tra la bottega e l’impresa. Se la bottega diventerà un nuovo laboratorio di idee e iniziative allora avremo dato vita a un incubatoio di altrettanti nuovi talenti e microcompetenze, con le quali modellare nuovi profitti.
Se ne potrebbe discutere a lungo e in tanti. A chi ne abbia voglia e interesse rivolgo l’invito di approfondire su questo blog il proprio punto di vista.
