Si partecipa sempre volentieri alle iniziative di Mario Salvatori, patron di edipi, editore tra gli altri del mensile Assicura. Cogliere umori e opinioni, dai relatori e soprattutto dai partecipanti all’incontro, offre una utile opportunità per aggiornare il livello di fermento che il settore assicurativo produce in questo momento.
Definirne la caratteristica prevalente non è certamente facile. Diversità di marchio e di età fanno la differenza nel reagire, occuparsi, preoccuparsi, e comunque progredire nei cambiamenti necessari imposti dalle nuove norme.
Colpisce l’entusiasmo di chi testimonia il raggiungimento di nuova indipendenza nel sentirsi finalmente, legittimato dal plurimandato, beneficiato di attenzioni e offerte di nuove collaborazioni da parte di altrettanto nuovi assicuratori.
Per altri la rinuncia a lavorare in esclusiva per storici marchi di prestigio viene raccontata con un velato tono di risentimento, verso una mandante poco riconoscente del passato e indirizzata unicamente a risultati economici globali che appiattiscono ogni individuale personalità.
Emerge per tutti gli intermediari la combattuta consapevolezza che diversificare è necessario, per dare più senso concreto al patrimonio relazionale del proprio cliente, al quale bisogna provvedere con nuove competenze e servizi.
Il rappresentante dell’ANIA ha riproposto anche in questa occasione i motivi di resistenza dell’associazione all’introduzione del plurimandato obbligatorio, continuando a non essere più convincente di chi si limita unicamente a difendere i passati privilegi di una categoria, e che ancora non realizza che si devono trovare soprattutto all’interno delle proprie iniziative manageriali nuove occasioni di sviluppo.
Il plurimandato obbligatorio non è il motivo principale della agitazione delle coscienze e delle ambizioni degli intermediari, che tutto sommato nel monomandato hanno trovato da sempre rassicurante accoglienza. Le cause vanno trovate innanzi tutto nello sgretolamento della poliennalità nei rami danni, che ha reso pericolosamente volatile il rapporto con il cliente, e nella nuova rigidità delle compagnie, che del rapporto con le Reti Agenziali hanno tratto motivo di antagonismo commerciale.
Ognuno reagisce alla necessità di innovazione come sa e come può. Sono solo i migliori quelli capaci di progettare e ricostruire modelli imprenditoriali adeguati al cambiamento.
Il futuro ci offrirà nuove occasioni di ripensamento. Sarà la stessa nuova distinzione tra tipologie di intermediario, sempre più ingiustificata sul piano delle competenze necessarie, sia al superamento dell’esame per la iscrizione al RUI che all’espletamento del ruolo, a richiedere altrettanti nuovi modelli.
E’ stata la stessa rappresentante dell’ISVAP ad affermare che, raccogliendo alcune critiche osservazioni della giornata, si potrebbe pensare di andare verso una figura di intermediario unico, già originariamente pensato dal legislatore comunitario. Si eliminerebbe così il distinguo di tutte le sezioni del RUI, definito come il risultato delle individuali pressioni delle categorie precedenti, intenzionate a mantenere distinzioni di ruoli per altrettanto distinte occasioni di influenza.
Come ormai tutti sappiamo c’è ancora un gran lavoro da fare, ma prima di altri un grande sforzo diventa obbligatorio. E’ emersa anche in occasione di questo Forum, per toni e contenuti degli interventi, la assoluta necessità che ANIA e ISVAP scendano più spesso dal podio della presunta infallibilità.
Per parlare prima, dopo e durante, con tutte le espressioni del mercato, del quale devono rapidamente recuperare la scarsa conoscenza nei problemi pratici del quotidiano, delle voci dei clienti, di tutte le risorse che contribuiscono a dare senso e spessore a numeri e regolamenti.
