A qualche giorno di distanza dalla pubblicazione del Regolamento sulla trasparenza e flessibilità tariffaria da parte dell’ISVAP molti assicuratori avranno già esaminato le norme definitive, che secondo le intenzioni dell’estensore garantiranno che i consumatori, adeguatamente informati,possano rafforzare le pratiche di negoziazione in sede di trattativa con l’intermediario.
Si è detto e scritto parecchio anche su questo argomento. Chi in questi giorni ha pubblicato commenti sulla introduzione del Regolamento nella sua versione definitiva ha riportato la notizia con titoli di diverso effetto, tra i quali spicca quello di MilanoFinanza : “Rc auto, giù il velo dei costi delle reti“.
Personalmente, al di là del mio individuale contributo nella fase di pubblica consultazione del documento originario, non condivido la vampata di trasparente informazione che ha ispirato l’ideatore del provvedimento.
Gli assicuratori non godono certo di una positiva considerazione da parte di stampa, associazioni di consumatori e comuni cittadini. Chissà perchè fare polizze viene vissuto nel praticato comune come una sorta di attività quasi inopportuna, nella quale, al contrario di altre imprenditorie, ottenere profitto diventa perlomeno disdicevole.
Bisogna ammettere che negli ultimi decenni poco o nulla si è fatto da parte della categoria per smantellare questa convinzione. Siamo riusciti per lungo tempo ad essere adirittura peggiori delle banche, che ci hanno sottratto la maglia nera solo dopo le vicende dei bond argentini, Parmalat, Cirio,prodotti derivati e portabilità dei mutui.
Ma questa volta gli assicuratori, e in particolare gli intermediari, si trovano a dover subire l’obbligo discriminante di una pubblicità di guadagno percepito assolutamente unica, e in quanto tale, inopportuna. Credo che nessun cittadino con una buona coscienza fiscale personale sia per principio contrario alla pubblicizzazione di reddito e guadagni.
Solamente la vanità delusa di chi si vede in posizioni sottostanti, all’interno di una classifica retributiva generale, può essere motivo quasi comprensibile di resistenza verso “albi pretori dei guadagni personali“.
In questo caso, però, la evidenza obbligata delle provvigioni percepite genererà fortissimi ostacoli verso l’auspicio del Regolamento in quanto a ”rafforzamento delle pratiche di negoziazione in sede di trattativa con l’intermediario”. Anzi, succederà esattamente il contrario, perchè nel nostro Paese il costo di ogni mediazione viene considerato balzello inopportuno, da ridurre o azzerare. Perchè sarà ancora più forte la tentazione di confronti attenti verso forme di distribuzione assicurativa sganciate dalla presenza di intermediari.
Ogni trattativa di acquisizione e di rinnovo nel ramo più diffuso per la quotidiana sopravvivenza delle imprese di intermediazione, quale è il Ramo Auto, sarà più lunga, contrastata, e costosa. Ne valeva la pena? Valeva la pena attribuire questa specifica “notorietà di presunta ricchezza” solo agli assicuratori?
E allora si rafforza il convincimento che la associazione degli assicuratori, l’ANIA, avrebbe potuto dare priorità a questo argomento, anzichè incastrarsi ostinatamente nella rivendicazione del ritorno al monomandato delle proprie Reti Agenziali.
Anche le associazioni degli intermediari hanno mostrato però la loro debolezza rappresentativa, che una volta tanto avrebbe potuto essere più efficace con una maggiore coesione numerica “di transcategoria” e , magari solo in questa occasione, pensando anche ad una alleanza pro-tempore con l’ANIA stessa.
Proposta o provocazione?
