L’intervista rilasciata al quotidiano di Trieste IL PICCOLO dal Presidente delle Generali Antoine Bernheim, dal titolo appunto ”Bernheim: Generali portabandiera d’Italia”, e disponibile integralmente attraverso questo collegamento,offre lo spunto per sottolinearne alcuni passi.
La crisi dei mutui subprime ha provocato una situazione di allarme nel sistema finanziario. Quanto durerà questa emergenza sui mercati?
È una domanda difficile. È indispensabile che tutte le società finanziarie siano totalmente trasparenti. Tutti i bilanci devono tenere conto delle perdite potenziali. Questa crisi io l’ho vista arrivare quando ho notato che le banche hanno concesso grossi crediti a fondi di private equity e hedge fund che rappresentavano da 10 sino a 40 volte e più il loro patrimonio netto. Era chiaro che al minimo segno di recessione i fondi non sarebbero stati in grado di far fronte a questi debiti. La recessione è cominciata con la crisi immobiliare negli Usa. Sono stati fatti prestiti per l’acquisto di case a privati, che avrebbero avuto la possibilità di ripagare i mutui solo se il prezzo delle case continuava a salire ai quei ritmi irragionevoli. Questi crediti sono stati trasferiti, tramite derivati, a tutto il mondo finanziario attratto dagli elevati tassi. L’industria dei prodotti derivati ha creato un sistema inaccettabile di trasferimento dei rischi ai clienti. Essendo stato io un banchiere per lungo tempo sono triste vedendo questa situazione. Soprattutto perché sono stati giovani banchieri a creare questa crisi.
Come ne possiamo venire fuori?
Io non lo so. Bisogna prima di tutto ripristinare la fiducia nel settore bancario a tutti i livelli. Anche i piccoli risparmiatori che pensavo di aver messo i loro soldi in strumenti sicuri si sono trovati a loro insaputa esposti ad altissimi rischi di elevate perdite.Poi è arrivata la legge Bersani con nuove regole del mercato assicurativo in Italia.
La legge Bersani ci ha creato difficoltà. Fortunatamente le reti agenziali sono rimaste molto fedeli e gli agenti, nonostante ne avessero la possibilità, non si sono voluti trasformare in broker.E la bancassicurazione non aiuta la crescita?
Nella bancassicurazione in Italia abbiamo dovuto affrontare qualche problema. Prima della fusione fra i gruppi Intesa e San Paolo potevamo vendere in 2600 sportelli. Noi abbiamo sostenuto questa integrazione fra le due banche nell’interesse dell’Italia. Il risultato è che non abbiamo guadagnato ma, a causa delle disposizioni dell’Antitrust, abbiamo addirittura dovuto rinunciare a 1000 sportelli. È una situazione inspiegabile se consideriamo inoltre il fatto che Axa invece può lavorare con tutti gli sportelli di Monte Paschi e forse anche con quelli di Antonveneta. In questo caso l’Antitrust non si è pronunciato. Evidentemente in Italia le società straniere sono trattate meglio di quelle italiane.
Emerge, con tutta la autorevolezza tipica di un vecchio banchiere come Bernheim, lo sferzante parere espresso su quanto è successo nei mercati finanziari a causa dei mutui subprime.
Le avventurose scorribande dei giovani finanzieri, colpevoli di aver dato sfogo alla più deprecabile ingegneria finanziaria con la costruzione di prodotti derivati difficilmente comprensibili, non possono che amareggiare chi invece continua ancora a credere che ogni spregiudicatezza nel mondo degli affari deve trovare un autonomo limite di etica insuperabile.
Se le Generali fanno del mancato coinvolgimento nelle tentazioni dei subprime motivo di vanto, espresso anche nelle dichiarazioni rese all’interno della recente assemblea dei soci, non si può purtroppo dire altrettanto di altri colossi finaziario assicurativi internazionali. Nessuno infatti ha potuto sinora raccogliere certezze sulla portata di una contaminazione strutturalmente immisurabile.
E pensare che in molti predichiamo e raccomandiamo criteri di trasparenza e correttezza, attraverso un risk management consapevole e una governance affidabile.
Il Presidente delle Generali ha il coraggio di ammettere di non possedere la ricetta della soluzione della crisi finanziaria in corso, e detto da lui fa un certo effetto il riconoscimento della irreversibilità degli effetti globalizzati di questa caratura.
Quanto poi alla fedeltà degli agenti del Leone anche dopo il plurimandato di Bersani, viene da chiedersi se non ci si sia scordati di quanto sta succedendo con gli altri marchi del Gruppo, che stando alle notizie di tutti non sembrano essere incoraggiati a una lealtà ricambiata. Ma forse potrebbe essere prevalente in questo momento il rammarico per la perdita “di oltre mille sportelli bancari” per la vendita delle polizze vita.
