Pubblicato il cosiddetto Decreto Legge per le liberalizzazioni. Per le assicurazioni commenti da matita rossa.

E’ stato pubblicato ieri il

DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2012, n. 1  
  Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita’. (12G0009) (GU n. 19 del 24-1-2012  - Suppl. Ordinario n.18<!–
- Suppl. Ordinario n.18)
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Gli articoli che riguardano le assicurazioni sono quelli compresi tra il n.28 e 32.

Da oggi ogni commento può essere fatto, contrariamente a quelli avanzati in via ipotetica nei giorni scorsi, a pieno titolo e sulla scorta di un riscontro documentale definitivo.

Dedico qualche riflessione solamente a due dei cinque articoli di argomento assicurativo.

Art. 34 (Obbligo di confronto delle tariffe r.c. auto)

1. Gli intermediari che distribuiscono servizi e prodotti assicurativi del ramo assicurativo di danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti sono tenuti, prima della sottoscrizione del contratto, a informare il cliente, in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte da almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi, anche avvalendosi delle informazioni obbligatoriamente pubblicate dalle imprese di assicurazione sui propri siti internet. 

2. Il contratto stipulato senza la dichiarazione del cliente di aver ricevuto le informazioni di cui al comma 1 è affetto da nullità rilevabile solo a favore dell’assicurato. 

3. Il mancato adempimento dell’obbligo di cui al comma 1 comporta l’irrogazione da parte dell’ISVAP a carico della compagnia che ha conferito il mandato all’agente, che risponde in solido con questo, in una misura non inferiore a euro 50.000 e non superiore a euro 100.000.

Ancora una volta l’impressione è quella che l’estensore dei provvedimenti non abbia minimamente tenuto in considerazione la necessaria eventualità  di interpellare  esponenti del settore assicurativo, e in particolar modo gli Intermediari.

L’intenzione è chiaramente  e demagogicamente protettiva verso i consumatori (si percepisce la particolare attenzione all’argomento dell’attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio) e ammonitoria verso gli intermediari. Questi non sono tenuti a offrire altre due possibilità alternative di sottoscrizione di polizza, bensì semplicemente a adempiere ad un obbligo informativo preventivo sulle possibilità offerte dalla concorrenza.

Spericolata è stata l’iniziale interpretazione data da una delle associazioni degli agenti, che aveva interpretato l’informazione come un plurimandato imposto obbligatoriamente e in quanto tale da emendare. Si tratta di pura informazione da certificare,  attraverso una presa d’atto del cliente debitamente sottoscritta.

La norma è solo apparentemente irrilevante, esiste una mancanza di chiarezza sulla sua applicazione e applicabilità. Vediamone alcuni aspetti.

  • viene richiesto all’intermediario di presentare l’alternativa argomentando in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte . Questo significherebbe analizzare puntigliosamente limiti di copertura e condizioni in maniera intelleggibile e comparabile,  lavorando su altri testi e tariffe di polizza ragionevolmente concorrenti e con le quali dover costruire invece una approfondita dimestichezza.
  • non risulta particolarmente chiaro se le alternative debbano essere complessivamente tre (compresa quindi quella riferita all’unica mandante nel caso di agente monomandatario) oppure 3+1, e quindi complessivamente quattro.
  • non è dato di sapere con quale criterio l’intermediario possa, o debba, scegliere le compagnie concorrenti a confronto, nè tantomeno se possa adempiere all’obbligo attingendo nell’ambito delle compagnie, ancorchè appartenenti a gruppi tra loro diversi, rappresentate in proprio attraverso un plurimandato attivo, e realizzando non una semplice informazione, ma contemporaneamente una offerta alternativa.
  • non si è provveduto a imporre all‘ISVAP quello che sino ad oggi risulta impossibile utilizzando il preventivatore auto, e cioè effettuare una comparazione non singola e personale, ma anonima e panoramica, per agevolare l’intermediario nella ricerca e costruzione dell’informazione preventiva.
  • se si normano unicamente i comportamenti degli intermediari che distribuiscono polizze sembrerebbe che le cosiddette compagnie dirette siano esentate dall’obbligo informativo sulla alternativa concorrente. Se così fosse apparirebbe grave lo squilibrio a favore delle polizze vendute senza intermediario e apparentemente eccessiva la compiacenza verso le compagnie. Esentarle dall’obbligo di informativa a tutela degli assicurandi significherebbe smentire la priorità di informazione alla base del provvedimento .

Art. 28 (Assicurazioni connesse all’erogazione di mutui immobiliari)

1. Le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari se condizionano l’erogazione del mutuo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi.

Anche con questo articolo la chiarezza è tenuta ben lontana.

La prima incomprensione riguarda la premessa:

  • anzichè come nel precedente Art.34 l’obbligo consiste nel sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi e non informare il cliente, in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte …
  • offrire preventivi implica allargare l’offerta (o sarebbe forse meglio dire l’obbligo) e poterla poi conseguentemente concludere con la relativa sottoscrizione.
  • se le considerazioni precedenti fossero corrette interpretazioni della norma significherebbe qualificare, legittimandola, la funzione di intermediario dell’erogatore del mutuo disattendendo la recente disposizione dell’ISVAP (Modifiche all’articolo 48 del Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006).
  • si ammette inoltre il condizionamento della erogazione alla sottoscrizione (non alternativa produzione  da parte del cliente di polizza contratta attraverso altra intermediazione) di polizza intermediata dall’erogante stesso.
  • non risulta chiara la applicabilità della norma: limitata alla vendita di mutui oppure anche ad altre tipologie di finanziamento, leasing, finanziamenti personali, cessione del quinto, ecc.
  • per contratto di assicurazione sulla vita si deve intendere la interpretazione lessicalmente univoca del ramo citato o la si vuole implicitamente estesa anche a prodotti del tipo CPI (Credit Protecion Insurance) ?

Quante domande, quanti dubbi su norme che dovrebbero avere un margine di interpretabilità prossimo allo zero, ma che come troppo spesso accade non hanno beneficiato di alcuna opinione consultiva preventiva. Oppure è ancora una volta solo la lobby di Banche e Assicurazioni a influenzare chi regolamenta?

Le previsioni pessimistiche dei sindacati sulle liberalizzazioni danneggiano la categoria. I comunicati di FIBA e UNAPASS

Anche gli assicuratori si sono dati da fare per unirsi alla già folta schiera degli scrutatori del futuro delle prossime nuove liberalizzazioni, preannunciate, ipotizzate, raccontate, ma non ancora formulate definitivamente dal Governo attraverso l’emanazione del relativo decreto legge.

C’è poco da fare, il nuovo preoccupa sempre troppo e troppo in anticipo, e spesso si perde il senso concreto di quello che ragionevolmente potrebbe succedere e delle sue reali conseguenze. Ogni soggetto di normale buon senso dovrebbe  invece preferire la recensione dei provvedimenti definitivi e non dell’immaginario, il contrario  affida troppo spazio a pessimistiche valutazioni superficiali, basate sulla emotività del peggio, di più facile presa verso cittadini e professionisti, già sufficientemente occupati a gestire in proprio il peso della crisi.

E’ il caso dei dipendenti delle compagnie assicurative, che con il  comunicato stampa della FIBA del 16 gennaio 2012 anticipano preoccupazioni verso ogni eventuale necessità di nuovi modelli organizzativi delle compagnie assicurative,  siano essi  conseguenti a nuove metodologie delle  procedure del risarcimento diretto in RCA che a paventati obblighi di plurimandato agenziale.

Equivalente apprensione viene manifestata verso la sorte occupazionale dei dipendenti delle cosiddette compagnie dirette, telefoniche e web, messa in volatile discussione dal presunto divieto di vendere un solo marchio RCA.

Cambiare e preoccupare sempre quando l’innovazione tocca in prima persona, mai quando modifiche e cambiamenti toccano gli altri.

Non si tirano indietro nemmeno gli agenti aderenti all’UNAPASS, che con una lettera indirizzata ai Presidenti dei GAA da un lato annunciano un prossimo Manifesto degli Intermediari e dei Consumatori per le Liberalizzazioni e dall’altro tuonano contro un presunto futuro obbligo per ogni intermediario di disporre di almeno tre mandati per le polizze RCAuto, senza poter quindi liberamente decidere se essere oppure no mono o plurimandatari.

Altro atteggiamento di difficile interpretazione da parte di una categoria che, nel suo complesso, ha da sempre auspicato il plurimandato come strumento di affrancamento dalla monocrazia imperativa delle compagnie, dal governo autoritario delle reti agenziali.

Ma quando la previsione del plurimandato obbligatorio si fa’ strada (ma non erano già state le cosiddette lenzuolate Bersani a stabilirlo obbligatoriamente? ) ecco che si mina il libero arbitrio della libera scelta di un mandato in esclusiva al posto di uno con più mandanti.

Contraddizioni di un Paese comunque in protesta, che non si rende ancora ben conto di come la politica rappresentativa dei cittadini si sia temporaneamente autosospesa, affidando un  tacito mandato a un drappello di tecnici che possono anche sfidare l’impopolarità, perchè della popolarità elettorale non avranno probabilmente mai bisogno, per ideare e porre in pratica una sorta di “pulizia e riforma del portafoglio“, per dirla con termini assicurativi, nella onesta convinzione che modalità, strumenti e recupero di reputazione siano combinati nella giusta percentuale per garantire provvedimenti efficaci.

Il cambiamento si discute argomentando in modo convincente, altrimenti i non addetti che sono comunque poi chiamati a pagarne le spese non capiscono. E quando il cliente non capisce cerca nuove alternative, pensando al minor costo con soglie di servizio accettabile, ma senza il fastidio delle lamentele del fornitore.

Ma soprattutto si discute con le carte scritte in maniera definitiva, perchè a pochi giorni da queste anticipate prese di posizione  sembra proprio che nè di plurimandato obbligatorio nè di fine delle compagnie dirette qualcuno abbia inteso legiferare. E allora meglio aspettare per leggere, meglio occuparsi che preoccuparsi, meglio risparmiare inutili sforzi dato che, comunque sia, il lavoro dell’assicuratore ha già da tempo un ben corposo repertorio di nuove difficoltà.

Qualche migliaio di Bancari ti porterà la Banca a casa. La sindrome del tablet.

In un articolo pubblicato oggi da Il Sole24Ore si scrive delle riorganizzazioni del sistema bancario italiano. Viene sancita, secondo qualche esperto, la fine della stanzialità dello sportello con la  fila dei clienti in paziente attesa,  per cedere il passo a un nuovo nomadismo dei servizi.

Dopo la banca solennemente in attesa di chi vuole depositare risparmi o richiedere finanziamenti è ora il tempo della banca a domicilio. L’immagine della banca vicina al cliente invade con sempre maggiore peso lo stereotipo del servizio, che vede infatti  il cliente ad aspettare la banca comodamente seduto alla propria scrivania in ufficio o sulla comoda poltrona di casa.

Si tratta di una riorganizzazione del modello distributivo scritta nei piani di molti istituti bancari. Ma non è una idea di recente originalità bensì la risposta alla esigenza di trovare per migliaia di lavoratori, altrimenti destinati all’esubero,  una ricollocazione che ne impedisca o quanto meno ne ritardi la messa in libertà.

Gli sportelli bancari sono sempre meno affollati grazie al progredire dei sistemi  di pagamento, delle casse automatiche, dell’internet banking. Ancora una volta l’evoluzione del  processo fa diventare sovrabbondante la produttività potenziale delle risorse umane ancora a libro paga nelle banche.

E allora tutti in giro per clienti, all’insegna del suggestivo motto citato nell’articolo: prendi il tuo tablet e pedala, bancario!

E non è un caso se si cita il gadget tecnologico più venduto nel mondo nel corso del 2011, il tablet. Sì proprio quella attraente tavoletta nata per permettere di guardare in compagnia film e leggere libri e giornali online, e che sta diventando invece uno strumento di presentazione formidabile  per chiunque abbia un campionario virtuale di prodotti e servizi da vendere ai propri clienti.

Non so quanti siano ancora gli assicuratori sprovvisti di questo quanto mai utile strumento, per documentare polizze, tariffe, piani previdenziali, andamenti qualitativi del singolo cliente e interrogare in diretta gli archivi della compagnia per verificare lo stato di un sinistro. Probabilmente la maggioranza, ma presto non sarà più così, perchè la multimedialità aiuta, aiuta molto soprattutto per omologare stili di presentazione, modalità di conclusione dei contratti.

Personalmente ho visto usare il tablet per presentare le diverse cromaticità di un produttore di filati, la galleria di modelli di una fabbrica di orologi, e molto altro ancora.

Ma non è il tablet in sè la novità, è la conferma che al di là dello strumento è l’innovazione del processo a prevalere sulle competenze individuali, trasformando alla stessa stregua esperti e quasi sprovveduti in validi attori di una rappresentazione che ha una regia lontana, che possiede idee, progettazione e autorizzazioni per decidere quello che il lontano venditore può e deve presentare.

E’ il modello della nuova distribuzione nei servizi, nata tardivamente da quanto oltre oceano si è iniziato a fare oltre cinquanta anni orsono, con saponi, rasoi e detersivi. E l’uomo diventa una modalità sopportata, quasi un tool, da fa convivere con quanto il web permette di fare anche senza l’uomo. Distribuire, presentare, distribuire. Molto più facile che costruire competenze, molto più facile formare e addestrare grandi numeri di prototipi pensanti, ma uniformati.

E succede e succederà molto di più anche in assicurazioni, tra gli assicuratori che continueranno sempre più a mettersi in fila con bancari riconvertiti, promotori finanziari pentiti, e ogni altro possessore di tablet,  alla porta di improbabili clienti alle prese con i conti che grazie alla crisi non tornano più come prima.

Ma forse con le nuove liberalizzazioni, promesse e invocate, temute e celebrate, la benefica rassicurante importanza dell’esperienza tornerà utile per chi offre e necessaria per chi compra. Per sostituire il semplice consumo fondato su prezzo e convenienza con un acquisto motivato da assistenza professionale, capace di far   distinguere  proposte diverse non solo per il colore dei marchi ma soprattutto per contenuti e aderenza alle proprie necessità.

Proprio perchè saremo in tanti a bussare alle porte di altri,  ridiventare preparati e pensanti sarà qualcosa da offrire fuori del tablet!

Unipol verso il Gruppo di Ligresti. Avanti adagio con cautela.

Bologna, 13 gennaio 2012 

Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. (di seguito, “Unipol”) e i membri della famiglia Ligresti (Salvatore Ligresti,Jonella Ligresti, Giulia Ligresti e Paolo Ligresti), hanno sottoscritto in data odierna una lettera di intenti non vincolante con la quale Unipol ha manifestato la propria disponibilità a perseguire un progetto di integrazione per fusione tra Unipol Assicurazioni S.p.A., Premafin S.p.A., Fondiaria Sai S.p.A. e Milano Assicurazioni S.p.A., previa acquisizione delle azioni Premafin di titolarità delle società Limbo Invest S.A., Canoe Securities S.A., Hike Securities S.A., IM.CO Immobiliare Costruzioni S.p.A. e Sinergia Holding di Partecipazioni S.p.A.(complessivamente pari al 51,287% del capitale sociale di Premafin) e conseguente promozione di una offerta pubblica di acquisto sulle residue azioni della stessa Premafin.

L’integrazione avverrebbe nell’ottica di salvaguardare la solvibilità attuale e futura di Premafin e Fondiaria Sai e sarebbe pertanto preceduta dalla ricapitalizzazione di Premafin, funzionale alla sottoscrizione della quota di propria competenza del deliberando aumento di capitale sociale di Fondiaria Sai. Il nuovo gruppo risultante dalla predetta integrazione disporrebbe delle risorse patrimoniali necessarie per supportare i propri progetti di sviluppo attraverso un aumento di capitale che verrebbe effettuato in Unipol, previo ottenimento delle necessarie deliberazioni e autorizzazioni. Il progetto si proporrebbe di creare un operatore italiano di primario rilievo nel settore delle imprese di assicurazione, in grado di competere efficacemente con i principali concorrenti nazionali ed europei e di generare valore per tutti i propri azionisti….

(libere evidenziazioni dell’autore del blog)

…continua a leggere il comunicato stampa del Gruppo UNIPOL

Con questo comunicato stampa UNIPOL ha sciolto ogni dubbio e ipotesi contrarie circa le proprie intenzioni nei confronti del gruppo assicurativo  sino ad ora guidato dalla  famiglia Ligresti. Salvo ogni conseguente necessario benestare da parte di tutte le  Autorità di controllo coinvolte, UNIPOL si appresta a divenire il detentore di una quota del nostro mercato assicurativo di poco inferiore al 40% nel ramo danni, collocandosi al secondo posto per raccolta premi complessiva.

Protagonismo importante e conferma di premesse finanziarie di equivalente impegno disponibile sono di indiscutibile impatto su un mercato che sarà sicuramente oggetto di mutamenti di strategie, anche in conseguenza di quelle probabili liberalizzazioni, che, se confermate nelle ipotesi, saranno di portata altrettanto significativa.

Agli analisti finanziari spetta ogni approfondimento sulla sostenibilità economica del progetto e la congruenza dei meccanismi acquisitivi indicati. Agli assicuratori interessano invece gli effetti che ne deriveranno sul parterre della concorrenza,  in un mercato come quello assicurativo che si sta dimostrando predestinato  a pagare anche la sua parte di crisi e liberalizzazioni “risanatorie”.

Solo due dati di confronto ricavati dai rispettivi prospetti di bilancio 2010.

UNIPOL- 3.544 dipendenti e 1.588 agenzie

SAI-Fondiaria- 8.191 dipendenti e 1.282 agenzie monomandatarie “nonchè 2.171 agenzie mono e plurimandatarie che collaborano con le altre compagnie del gruppo”

Tralasciando le cifre dei premi dei rispettivi portafogli premi destinati a complementarsi, l’attenzione di qualsiasi operatore del settore si concentra inevitabilmente su quelle che riepilogano invece dipendenti e agenzie, senza trascurare i milioni di clienti anch’essi immancabilmente coinvolti da questa nuova aggregazione.

L’aspetto occupazionale,  particolarmente alla ribalta in tempi di crisi come questo che non abbiamo ancora terminato di attraversare, ha certamente incoraggiato le inevitabili fibrillazioni di chi giustamente immagina i margini di razionalizzazione di procedure, attività e funzioni che da questa integrazione potrebbero derivare. Il risultato numerico finale di ogni progetto di accorpamento smentirebbe sè stesso se non presupponesse un saldo di valore inferiore alla somma dei suoi addendi.

E in tempi di prolungamento normativo delle età pensionabili questo è un argomento di non poco conto per la compagnia incorporante, e che in questo caso ha appena finito di metabolizzare le operazioni precedenti. Accompagnare esodi con differimenti finali prolungati è impresa delicata e dai costi di elevato spessore.

La integrazione delle reti agenziali è un altro argomento di praticato repertorio, che passa attraverso un lungo processo di unificazione dei prodotti e dei loro presupposti informatici e del quale sono gli agenti in prima persona a subirne, nel bene e nel male, gli oneri maggiori. A ogni fusione di marchi e compagnie segue inevitabilmente un corrispondente piano di ripensamento della rete agenziale, per ripesare geografia e volumi di portafoglio.

I clienti sono preda sufficientemente facile della insinuazione della concorrenza quando si trovano nella condizione di dover subire senza sceglierli  mutamenti di logo, riferimenti agenziali e rivisitazioni dei prodotti già acquistati.

Sono solo alcuni dei capitoli che costituiscono ormai una consolidata letteratura su questi argomenti, già ripetutamente vissuti da altri gruppi, e per ciascuno dei quali bisogna mettere in conto percentuali di successo non sempre accettabilmente vicine al 100%.

Esiste un aspetto, genericamente negativo, ma che in questo caso si trasforma in un paradosso positivo per il successo di questo progetto, rappresentato dall’ulteriore concentrazione del mercato assicurativo, alla quale lo stesso progetto contribuisce in maniera più che significativa  nel sottrarre possibilità di alternative ai soggetti sottostanti coinvolti:  clienti, agenti e soprattutto dipendenti, ma nell’ottica inversa dei loro rispettivi interessi.

Ancora una volta diventa obbligata la poco originale raccomandazione di costruire il consenso dal’interno, dai livelli più sottomessi dalle gerarchie, sottolineando che persone e progetti si saldano nel migliore dei modi quando il rispetto reciproco fa scaturire intenzioni autenticamente convergenti, permettendo all’azienda di essere occasione di incontro autorevole e non solo palestra di obiettivi autoritari.

Ma questo sarà il grande lavoro dei consulenti,  che saranno certamente chiamati a ridisegnare una nuova azienda e  relegare  il  passato in un album di ormai inutili ricordi.

Il naufragio della Costa Concordia. Una lezione ripetuta troppe volte da ogni assicuratore.

E’ impossibile per ogni assicuratore sottrarsi dallo scrivere una riflessione su quanto è accaduto all’Isola del Giglio.

E’ per fortuna non difficile rallegrarsi che il naufragio sia avvenuto in condizioni di mare non proibitive, motivo per cui il numero dei superstiti è percentualmente elevatissimo. Che il naufragio non sia avvenuto durante il periodo estivo, all’apice della stagione delle vacanze, e quindi con l’impossibilità della accoglienza ricettiva improvvisata della quale invece gli abitanti dell’isola hanno dato splendido esempio.

Così come è altrettanto impossibile non constatare, come ognuno ha potuto ricavare dalle molte cronache che ancora continuano a essere in diretta, quanto sia talvolta incolmabile la distanza tra una tecnologia che ridonda di strumenti di rilevazione di tutto quanto sia ragionevolmente rilevabile e la condotta dell’essere umano, che vi si affida con supponenza e sufficienza pensando anche di poterne fare a meno.

Esistono strumenti che leggono i fondali e i banchi dei pesci che vi risiedono con la precisione di una sardina, ma si vuole far credere che uno scoglio diventa trasparente per qualsiasi treno di onde di rilevazione emesso dagli ecoscandagli. Si racconta che le carte non dettagliavano la causa dell’impatto, quasi che la cartografia impiegata fosse di proprietà esclusiva di quell’equipaggio, e non invece confrontabile con tutte le altre cartografie impiegate dagli altri naviganti.

Si racconta che in tanti dei  passeggeri fortunatamente superstiti, troppi, hanno riscontrato l’impreparazione di parte dell’equipaggio nella conoscenza delle procedure e attività di salvataggio, unitamente alla altrettanto imperdonabile incapacità di comunicare in maniera intelleggibile le istruzioni da impartire a oltre 4.000 persone terrorrizzate, che dovevano essere evacuate in sicurezza e rapidità.

Si racconta di due ufficiali, il comandante e un ufficiale di coperta, ridotti in stato di fermo con la accusa tra le altre di aver abbandonato la nave almeno sei ore prima del completamento della evacuazione dei passeggeri. Vergognoso esempio, se corrispondente al vero,  di inqualificabile oltraggio alla reputazione della marineria italiana e non.

Si racconta di un fuori rotta per una stupida e inconcepibile sbruffonata fatta  allo scopo di farsi spavaldamente notare da qualcuno altrettanto inqualificabile in attesa sull’isola, dimenticando la responsabilità di qualche migliaio di persone, equipaggio e passeggeri, affidate dall’armatore a chi ne doveva garantire la piena incolumità.

Si deve ancora raccontare del rischio di dispersione del carico e possibile inquinamento conseguente, delle pesanti difficoltà tecniche per il recupero, se possibile, del relitto, oppure in caso contrario del danno irreparabile a carico della economia turistica dell’isola.

E naturalmente dietro a tutto questo ci sono degli assicuratori che verranno chiamati a risarcire, a rispettare nel dovuto e nel non dovuto i relativi contratti di assicurazione, comunque appesantendo le economie future dei premi delle assicurazioni corpi.

Tutto ciò che è ragionevolmente prevedibile può essere oggetto di interventi di prevenzione del danno di consistente efficacia” raccontiamo in tanti di noi, professionisti di quella cultura del rischio che ci impegna anche in proselitismi e testimonianze didattiche nelle aule di formazione.

Ma poi c’è l’essere umano, che troppo spesso pensa di poter fare a meno del rispetto e conoscenza di norme e procedure, ma soprattutto della esperienza necessaria a non allentare mai la attenzione su quanto ragionevolmente e irragionevolmente può superare la propria arrogante presunzione.

La sicurezza non è certezza, bensì umile e costante disponibilità nel mettere in discussione tutto ciò che può stare all’interno di quella bolla di imprevedibilità che passa sotto il nome di Rischio, e che diventa pericolo e colpa imperdonabile se innescata da comportamenti personalmente irresponsabili.

Quali assicuratori per il nuovo anno che verrà?

Abbiamo imparato tutti a diffidare di quell’ imprevedibile esercito di economisti che in ogni occasione, e attraverso ogni mezzo di comunicazione oggi disponibile, si affrettano ancora a raccontarci il perchè di quella crisi che da tanto attraversiamo e che tarda ancora ad allentare i suoi effetti. Sono esperti postumi, che ci relazionano con il proprio esame autoptico di fatti passati e dei quali nessuno si azzarda più a immaginare l’evoluzione futura.

Siamo purtroppo abituati a questa lunga convivenza con spread in altalenante rialzo, borse  specialiste nei record di discesa, indici di crescita ranicchiati al di sotto dello zero e forze sociali in crescente tensione. Tutto questo nell’attesa che l’attuale strano governo, come ama ancora autodefinirsi, porti avanti questa sorta di gestione interinale del Paese alla quale i politici hanno temporaneamente abdicato, rinunciando altrettanto temporaneamente alle risse e alle escandescenze di palazzo e  televisive.

Questo strano governo che ci ricorda tanto gli interventi dei più famosi e invocati consulenti strategici internazionali,  svolti all’interno di quelle aziende i cui amministratori delegati si concedono una pausa di riflessione decisionale, per far fare a quei tecnici esterni ogni intervento impietoso e impopolare che, se svolto direttamente, avrebbe dovuto avere perlomeno il sigillo preventivo del consenso delle forze lavoratrici interne.

Siamo quindi tutti in attesa che i nostri sacrifici siano riconosciuti e riconoscibili anche e soprattutto all’interno di un Sistema Europa dimostratosi fragile nella mancanza di solidarietà e coesione nelle economie nazionali coinvolte. E’ una situazione di attesa che ricorda tanto quella del Deserto dei tartari splendidamente descritta da Dino Buzzati, ma forse quella attuale  ha al suo orizzonte una più concreta possibilità di attacco da parte dei nuovi tartari economici, che abbiamo ben imparato a conoscere.  Ma resta uguale l’attesa, il trascorrere del tempo,  l’illusione e la delusione, il vuoto e l’ansia di colmarlo, le infinite sfaccettature del nostro vivere ormai definitivamente modificato.

Tutto questo per ribadire ancora una volta che le assicurazioni sono parte intrinseca indiscutibile del contesto sociale nel quale operano, subendone tutte le conseguenze economiche attuali e le incertezze di quello che potrà succedere.

Se nessuno si può azzardare in previsioni ancora infondate ognuno è invece in grado di leggere quanto oggi sta succedendo intorno alle scrivanie degli assicuratori.

La prima esigenza condivisa è il mantenimento della solidità patrimoniale degli asset assicurativi, che deve continuare a garantire le aspettative di previdenza alle quali tanti assicurati hanno affidato il proprio futuro. Se questo auspicio venisse da qualcuno smentito avremmo all’orizzonte nuove mappe di potere finanziario con un sempre più ridotto numero di protagonisti attivi.

E’ quello che in Italia sta per succedere, con la concreta ipotesi di diversa collocazione proprietaria di uno dei più consistenti gruppi attualmente operanti.

Se succederà a favore di un acquirente già assicurativo due saranno i problemi di lunga sistemazione che ci attendono: quello occupazionale, che inevitabilmente porterà un saldo finale in diminuzione tra dipendenti e rete agenziale, impegnando l’acquirente in uno sforzo riorganizzativo imponente e tale da distrarre a lungo la nuova realtà dalla competizione attiva sul mercato.

L’altro problema sarebbe l’ulteriore contrazione del mercato disponibile, per assicurati e intermediari, e che riverserebbe le sue conseguenze in un maggiore controllo della effettiva concorrenza.

Il mercato dell’auto stagnante, contestuale all’aumento dei carburanti, incoraggerà ogni tentativo di risparmio sul prezzo dei premi assicurativi obbligatori e accanirà ancor più la attenzione agli aumenti delle tariffe RCAuto. Sintomo deprecabilmente concreto ne è l’incredibile proliferare di marchi assicurativi corrispondenti a compagnie inesistenti o non autorizzate che l’ISVAP continuamente denuncia.

In quanto ai premi delle polizze non obbligatorie continuerà la asfissia degli incassi e la attenzione verso quei contratti assicurativi di seconda necessità, potenzialmente distraibili,  da parte di assicurati titolari di mutate esigenze economiche.

L’allungamento delle età pensionabili comporterà anche per le compagnie di assicurazione problemi occupazionali, che diventeranno fonte di prolungati costi di personale, che in qualche modo dovranno essere recuperati o riversati. Problemi che si sommeranno a una prevedibile sinistrosità in aumento, facile ipotesi di nuova sussidiarietà economica rincorsa dalle componenti sociali in difficoltà e conseguenza di nuovi tagli a controlli e sorveglianza dei territori.

In un quadro di queste caratteristiche, ragionevolmente possibili in assenza di favorevoli sobbalzi economici di breve periodo, cosa faranno gli Intermediari Assicurativi? Come si adatteranno cavalcando la crisi anzichè subirla?

Mancano poche ore all’avvio del prossimo congresso nazionale dello SNA sul quale si profilano intrecci di candidature e sensati richiami all’abbandono di velleità protagoniste delle ambizioni individuali.

Sarà l’occasione per verificare il grado di maturità di una categoria che sino ad oggi si è qualificata verso l’opinione pubblica più come vittima che come protagonista, più come soggetto percettore di commissioni per servizi non tangibili che efficace sostegno per una parte degli assicurati, più come soggetto sostituibile da acquisti diretti di polizze RCAuto che consigliere indipendente e disinteressato.

Sarà anche l’occasione per capire se finalmente esiste ancora l’intelligente interesse a fondersi con l’altra organizzazione di rappresentanza degli agenti, dando vita a una compagine capace di abbandonare divisioni e resistenze a presunti privilegi di piccolo dettaglio individuale. Capaci di rinunciare a una visione di sindacato  in favore di una coesione imprenditoriale qualificata e protagonista, capace di praticare il plurimandato con professionale discernimento, ottenendo una più allargata possibilità di collaborazione all’interno delle varie Sezioni del RUI, per riappropriarsi di quanto verrà restituito al  loro mercato dalle nuove liberalizzazioni e dalle polizze legate a mutui e finanziamenti,  non più permesse alle banche e istituti finanziari.

Qualcuno ha scritto di aver sentito auspicare l’arrivo di “un Premier tecnico” alla guida del prossimo SNA, così come è successo per il governo del nostro Paese. Personalmente è una eventualità che auspico da tempo, per il bene della categoria, per permettere un assestamento al di sopra delle fazioni, che provveda temporaneamente alla razionalità necessaria,  per riconsegnare una categoria ristrutturata nelle intenzioni e nelle modalità rappresentative al suo futuro successore, risultato delle prossime elezioni.

Per ricostruire entusiasmo  e contributi professionalmente importanti, da rendere disponibili al mondo imprenditoriale al quale gli Intermediari Assicurativi devono sentirsi accomunati, per dare a loro idee e strumenti con  cui imporsi una riscossa economica ragionevolmente sostenibile. Con qualità e appropriatezza da pretendere senza sconti dalle proprie compagnie mandanti.

Sì, sarebbe una soluzione forse opportuna, ma certamente impraticabile per statuto e reperibilità di candidati, ma soprattutto per la indisponibilità di molti ad affidare un tentativo di soluzione di vecchi problemi in prima persona accantonati da tempo.

La pratica commerciale scorretta di Banche e Istituti Finanziari per ISVAP e AGCM.

Del recente Decreto Legge sullo Sviluppo si parla e si scrive tanto, forse troppo, per gli effetti risanatori che in tanti auspichiamo e che in molti temiamo per la serie di rinunce sociali e economiche alle quali saremo inevitabilmente sottoposti.

Del seguente articolo in particolare si parla e commenta negli ambienti assicurativi, ipotizzandone anche un effetto  killer,  che potrebbe essere esercitato dalla sua entrata in vigore nei confronti della recente innovazione normativa dell’ISVAP,  che rende di fatto incompatibile la attività di banche e istituti finanziari quando assumono il contemporaneo interesse di intermediario e beneficiario nell’offerta di prodotti assicurativi ai propri sportelli.

Articolo 36-bis – Ulteriori disposizioni in materia di tutela della concorrenza nel settore del credito

1. All’articolo 21 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, dopo il comma 3 è inserito il seguente: «3-bis. È considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario  che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario».  

 Con il bisogno di approfondire ogni ipotesi interpretativa attraverso una corretta lettura documentale ecco quanto ricavabile dal sito web dell’AGCM in merito a definizione, criteri di intervento, poteri e sanzioni esercitabili dall’AGCM su eventuali comportamenti manifestamente ascrivibili a pratica commerciale scorretta.

I poteri dell’Autorità

L’Autorità, in base alla nuova disciplina, può, sia per le pratiche commerciali scorrette che per la pubblicità ingannevole e comparativa, avviare i procedimenti anche d’ufficio, ossia senza attendere segnalazioni esterne. E’ dotata di poteri investigativi, che comprendono la possibilità di accedere a qualsiasi documento pertinente, di richiedere a chiunque informazioni e documenti pertinenti con la facoltà di sanzionare l’eventuale rifiuto o la trasmissione di informazioni e documenti non veritieri, di effettuare ispezioni, di avvalersi della Guardia di finanza, di disporre perizie e analisi economiche.

Una volta accertata la violazione l’Autorità ne inibisce la continuazione, e irroga all’impresa una sanzione pecuniaria che va da 5.000 a 500.000 euro.

 Se la pratica riguarda prodotti pericolosi o può minacciare, anche indirettamente, la sicurezza di bambini o adolescenti la sanzione minima è di 50.000 euro. In caso di inottemperanza ai provvedimenti dell’Autorità la sanzione va dai 10.000 ai 150.000 euro. L’Autorità può anche disporre la pubblicazione di dichiarazioni rettificative a spese dell’impresa responsabile.

Anche in questo ambito è contemplato l’istituto degli impegni: ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravità, l’Autorità potrà rinunciare all’accertamento dell’infrazione se l’impresa si impegna a eliminare i profili di illegittimità rilevati nella pratica commerciale.

Non è bagaglio delle mie competenze professionali esprimere un parere di convincente condivisibilità, ma personalmente ritengo che l’art.36 bis nulla tolga all’intervento dell’ISVAP, ma che ne risulti invece rafforzato attraverso una sanzionabilità eventualmente concomitante e pecuniariamente sovrapponibile.

Sarebbe interessante ricevere pareri e commenti più illuminanti da parte dei lettori di più autorevole spessore normativo, e che sollecito quindi ad esprimersi.

Indipendentemente dai risultati dei quanto mai necessari approfondimenti continua a apparire singolare questa concomitanza temporale nell’accendere i riflettori su un argomento che, in quanto esplicitamente censorio dello specifico comportamento del settore bancario-finanziario, ha una lunga e nota storia alle proprie spalle, al punto da sembrare di ispirazione correttiva da parte degli interessi ora soccombenti.

Sarebbe in altre parole interessante conoscere la paternità dell’emendamento definitivamente recepito, e che nessuno sinora rivendica come risultato di cui vantarsi.

Quando mutui e finanziamenti non faranno più vendere le polizze allo sportello. Tutto quello che non dovrebbe succedere

Il  recente provvedimento dell’ISVAP con il quale si sancisce  il definitivo divieto  per le Banche e gli Istituti Finanziari  di continuare ad assumere la contemporanea veste di intermediario e beneficiario delle polizze vendute allo sportello merita qualche riflessione aggiuntiva su quanto è successo e su quanto potrebbe, o forse sarebbe meglio dire non dovrebbe succedere.

La tenace opposizione delle parti coinvolte, Banche e Istituti Finanziari, ha mostrato la volontà di resistere con ogni mezzo per contrastare o solamente rimandare il più a lungo possibile il risultato ora sancito dall’ISVAP.

In assenza di convincenti eccezioni sostanziali durante la prima fase di pubblica consultazione  le banche e gli altri  hanno percorso la strada del ricorso al TAR per argomentare unicamente  su vizi di forma, a conferma che le tesi  sul merito precedentemente addotte continuavano a mostrare la loro debolezza.

L’ISVAP ha soddisfatto l’eccezione del TAR del Lazio, recependone le indicazioni di forma e provvedendo a una nuova fase di pubblica consultazione della norma da introdurre.  Vista la impossibilità di nuove eccezioni formali Banche&Co hanno riproposto quanto mai solidali argomentazioni che tutti hanno potuto approfondire leggendo gli esiti della pubblica consultazione diligentemente pubblicati dall’ISVAP.

Si va dalla quanto mai ricorrente sottolineatura della potenziale incapacità di un singolo intermediario di offrire premi ugualmente competitivi per le coperture in discussione, rimarcando differenze ( non si sa su quale base comparativa ) anche del doppio rispetto alle cosiddette polizze convenzione offerte dalle banche.

Si sono alzati indici minacciosi su presumibili tempi lunghi per l’istruzione delle pratiche di finanziamento non inglobanti polizze offerte dalla banca  con il premio anticipato in unica soluzione per la totale durata dell’operazione. Altrettanto inquietanti ammonimenti sono stati rivolti verso i presunti tempi di liquidazione dei sinistri per polizze sottoscritte autonomamente dai clienti, e le sopravvenienti e perduranti responsabilità economiche verso l’istituto erogatore del finanziamento.

Tutto questo all’insegna della convinzione che nella prassi delle polizze proposte dalla banca, e “a forte influenza contrattuale”,  il fatto che la stessa banca fosse anche  percettore di provvigioni dovute all’intermediazione, spesso anche cospicue, continua ad essere descritto come circostanza non portatrice di danno nei confronti del cliente.

Argomentazioni di unica matrice difensiva,  di una posizione dominante in virtù della quale, come noto a tutti, direttamente o indirettamente, maldestramente o con sottili e suadenti raccomandazioni, le banche tentavano di subordinare i finanziamenti anche alla sottoscrizione delle polizze proposte.

E’ stato il fallimento non dichiarato di quell’accordo ANIA-ABI, a suo tempo sollecitato dall’ISVAP, in forza del quale il binomio banca e assicurazione non avrebbe dovuto essere prevaricante verso i singoli clienti.

Ancora una volta ha prevalso l’interesse a difendere a ogni costo l’elevato monte premi che da queste pratiche ne è sino ad oggi derivato. Interesse in qualche modo comprensibile nella sostanza, come ogni altro interesse economico, ma ingiustificabile nella sua modalità socio-rapportuale che dovrebbe continuare a vedere il cliente al centro dell’interesse di tutti, continuo titolare dei diritti di scelta all’interno di una competitività liberamente disponibile.

Ma l’esperienza insegna abbondantemente che quando si regolamenta in quasi eccessivo favore del consumatore si corre anche il rischio o di aumentare la burocrazia formale dell’acquisizione del consenso, e ben lo sanno tutti gli intermediari assicurativi, oppure si corre il rischio di conseguenze antagoniste nei fatti, anche se rispettose nella forma dei regolamenti.

Con la stabilizzazione della nuova norma è altrettanto facile immaginare quanto succederà sul pratico dopo la sua introduzione definitiva ad aprile 2012,  e come a doversi misurare con le sue conseguenze saranno tutti i protagonisti della vicenda: Clienti, Banche, Istituti Finanziari e Compagnie di Assicurazione.

Le conseguenze

  • il Cliente si rivolgerà all’istituto erogatore dovendo soddisfare autonomamente l’obbligo di copertura assicurativa preteso dal finanziatore e sulla base di uno schema di coperture che sarà l’equivalente  delle prestazioni offerte dalle precedenti polizze quadro negoziate dallo stesso ente.
  • Il Cliente avrà, come ha sempre avuto sinora, concrete difficoltà a ottenere queste equivalenze dal proprio assicuratore personale. L’esperienza di molti documenta ampiamente quanto questo sia particolarmente complicato quando a fronte di una operazione di leasing mobiliare diversa dagli autoveicoli bisogna produrre coperture sullo standard All Risks. Siano esse riferite a singole attrezzature di cantiere o a complesse attrezzature industriali.
  • L’Ente erogatore, anzichè limitarsi alla semplice applicazione del singolo bene finanziato all’interno della propria polizza quadro dovrà disporre, o provvedere a   una efficiente unità di valutazione di congruità delle coperture prodotte dal Cliente molto più  numerosa di come fatto sinora. Ho una esperienza personale di questa attività svolta in outsourcing per conto di un importante istituto di leasing e conosco come altri le varianti di copertura prodotte dai Clienti e ottenute dal proprio intermediario abituale. Destreggiarsi tra garanzie e esclusioni per ricondurre con richieste appropriate lo schema di polizza a quello che l’istituto erogatore ha come modello è operazione lunga, faticosa e dispendiosa, e dall’esito non sempre così scontato. Inevitabile quindi prevedere un aumento del costo di istruzione della pratica di finanziamento.
  • Il sistema di pagamento del premio preteso da Banche&Co non potrà che continuare ad essere quello in forma anticipata per tutta la durata del finanziamento: sarebbe impensabile il pagamento annuale perchè altrettanto impensabile per l’assicurato/cliente la produzione annuale dell’avvenuto pagamento, e per l’ente il relativo controllo annuale, provvedendo contemporaneamente alle eventuali sanzioni in caso di mancato rinnovo di copertura.
  • Il provvedimento ISVAP restituisce al mercato degli Intermediari tutte le polizze assoggettabili  alla nuova norma e precedentemente intermediate dagli sportelli bancari, e le Compagnie potranno quindi continuare a ricavare la stessa potenzialità di premi con una diversa canalizzazione della intermediazione a condizione che prodotti e premi applicati non lievitino in conseguenza della cancellazione delle numerose polizze quadro precedenti.
  • I consumatori corrono il rischio di pagare comunque un prezzo improprio nella loro rapportualità bancario-assicurativa a meno che non si adottino delle salvaguardie che contribuiscano a smontare il paradosso che il costo assicurativo precedente,  dovuto ai costi provvigionali a favore della banca-intermediario,  non rimanga inalterato, o addirittura aumenti per l’incremento dei premi delle polizze comprate individualmente.

Possibili Interventi Correttivi

  • Superando immaginabili presunzioni di violazione della libera concorrenza la Federazione ABI-ANIA potrebbe convincere la AGCM circa la opportunità necessaria, a salvaguardia degli interessi dei consumatori, di produrre una serie di testi di copertura standard per le varie linee di finanziamento, che diventerebbero gli unici modelli validati ai quali le Compagnie dovrebbero fare riferimento in una ottica di semplificazione dell’offerta, e che conseguentemente manterrebbe la irrinunciabile capacità concorrenziale solo nel prezzo. Si otterrebbe in tal modo una facile comparazione dell’offerta e la eliminazione dell’alibi dell’esame individuale delle coperture, all’interno della pratica del finanziamento,  quale motivo di maggior costo a carico del cliente da parte delle Banche&Co.
  • Le future polizze individuali dovrebbero prevedere la cessione del credito derivante all’assicurato in caso di sinistro a favore dell’ente erogatore per superare ogni possibile vuoto di compensazione economica nella cadenza del piano di rimborso a danno del cliente.
  • In alternativa alle precedenti polizze convenzione è altrettanto facile prevedere che potrebbero essere altri soggetti i promotori di nuovi gruppi di acquisto (Gruppi Agenti, Broker, Associazioni di Consumatori,ecc.) ad organizzarsi per offrire economie di prezzo ai futuri consumatori.

Tutte le considerazioni che precedono, alle quali se ne aggiungeranno certamente altre di fonte più qualificata, confermano ancora una volta che spesso  ogni regolamentazione votata alla maggiore tutela del consumatore, presuntivamente parte debole nella contrattazione con il professionista, necessita di una aggiuntiva rete di protezione e di migliore sostegno, per evitare che le buone intenzioni a premessa del nuovo impianto normativo non ne risultino snaturate o controindicate.  

Ma forse sarebbe stato sufficiente un autocontrollo limitativo delle commissioni precedentemente percepite per dimostrare una migliore capacità di autogoverno nella trasparenza rapportuale con i clienti e nell sostanza dei costi a loro addebitati.

Polizze e Mutui: l’ISVAP dice “basta” alle Banche.

COMUNICATO STAMPA DEL 6 DICEMBRE 2011

 L’ISVAP ha emanato la nuova disciplina delle polizze legate ai mutui. La norma regolamentare che viene introdotta con il Provvedimento 2946 stabilisce che gli intermediari assicurativi, ivi incluse le banche e altri intermediari finanziari, non possono ricoprire simultaneamente il ruolo di distributori di polizze e di beneficiari (o vincolatari) delle stesse. Si è posto fine in tal modo a un conflitto d’interesse penalizzante per i consumatori.

La disposizione, che entrerà in vigore il 2 aprile 2012 in modo da offrire agli operatori un congruo periodo di adeguamento, è stata adottata al termine di un processo di pubblica consultazione che ha interessato, oltre al mercato, le principali Associazioni dei Consumatori che hanno condiviso l’impostazione del provvedimento.

L’intervento regolamentare trae origine dalla rilevazione di prassi di mercato pregiudizievoli per i consumatori nell’offerta di polizze in cui gli intermediari assumono anche la veste di beneficiari (o vincolatari), in un mercato – quello delle polizze connesse a mutui e prestiti da parte di banche e intermediari finanziari – che ha raccolto 2,4 miliardi di euro nel 2010.

Già nel 2009 l’ISVAP aveva effettuato una prima indagine sulla distribuzione delle polizze assicurative abbinate a mutui e prestiti personali, rilevando che:

1) le polizze abbinate a mutui e prestiti, sebbene non obbligatorie, sono di fatto imposte dalla banca e dagli intermediari finanziari al cliente quale condizione per accedere al mutuo o al prestito;

2) le polizze sono vendute quasi esclusivamente in forma di premio unico, da pagare anticipatamente all’atto dell’accensione del mutuo o prestito, spesso con aggiunta del premio all’importo finanziato;

3) la banca (o l’intermediario finanziario) richiede al cliente di essere designata come beneficiaria o vincolataria delle prestazioni offerte dalla polizza allo scopo quasi esclusivo di soddisfare propri interessi (protezione della posizione creditoria, riduzione del capitale di vigilanza, immediatezza della riscossione in caso di sinistro);

4) la banca (o l’intermediario finanziario) ottiene il soddisfacimento di tali interessi facendo gravare il costo della polizza sul cliente e richiedendo l’applicazione di provvigioni esorbitanti;

5) a causa di tali politiche di prezzo, le polizze in abbinamento a mutui o prestiti presentano aliquote provvigionali medie più elevate (44% con punte del 79%) rispetto a quelle distribuite dagli agenti (20%).

Ad esito dell’indagine l’Autorità, dopo aver sollecitato, senza esiti significativi, le principali associazioni di categoria ad intervenire sui propri aderenti allo scopo di creare le condizioni per introdurre maggiore concorrenza e ridurre i livelli provvigionali, era intervenuta con un primo Regolamento (n. 35), poi parzialmente annullato dal TAR del Lazio per vizi procedurali.

Nell’ambito della seconda pubblica consultazione, l’ISVAP nell’aprile 2011 ha effettuato una nuova indagine conoscitiva sulle polizze abbinate a mutui e finanziamenti che non ha evidenziato modifiche nelle pratiche di vendita, continuandosi a registrare l’applicazione di livelli provvigionali molto elevati, con punte dell’80% dei premi. A mero titolo di esempio, sono risultati casi in cui ad un cliente di 40 anni per un’assicurazione temporanea per il caso di morte a copertura di un mutuo ventennale di 200.000 euro è stato chiesto un premio in unica soluzione di 9.636 euro, di cui 3.854 euro per la copertura tecnica del rischio e 5.782 euro per costi complessivi, di cui 5.011 a titolo di provvigione per l’attività di intermediazione (ossia il 52% del premio complessivo).

Con libere evidenziazioni da parte dell’autore del blog,  quello sopra riportato è il testo del comunicato stampa diffuso ieri dall’ISVAP per annunciare la emanazione del Provvedimento n.2946,  il cui contenuto espone con una sintesi senza precedenti la granitica innovazione introdotta dall’Istituto nelle attività di banca assicurazione del nostro Paese.

…omissis

Art. 1 (Modifiche all’articolo 48 del Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006)

1. All’articolo 48 del Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006, dopo il comma 1, è inserito il seguente: “1 bis. Gli intermediari comunque si astengono dall’assumere, direttamente o indirettamente, anche attraverso uno dei rapporti di cui al comma 1, primo periodo, la contemporanea qualifica di beneficiario o di 2 vincolatario delle prestazioni assicurative e quella di intermediario del relativo contratto in forma individuale o collettiva.

Art. 2 (Entrata in vigore)

1. Il presente Provvedimento entra in vigore il 2 aprile 2012.

omissis…

Per Allianz Italia un Natale senza Cucchiani: ufficiale la nomina a CEO di INTESASANPAOLO

INTESA SANPAOLO: ENRICO TOMMASO CUCCHIANI NOMINATO CONSIGLIERE DELEGATO E CEO

 Torino, Milano, 24 novembre 2011 – Si è riunito oggi sotto la presidenza di Giovanni Bazoli il Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, di cui è entrato a far parte dal 16 novembre scorso Guido Ghisolfi, in sostituzione di Elsa Fornero ai sensi dell’art. 23.9 dello Statuto. Con decorrenza odierna, nell’ambito dei Comitati costituiti all’interno del Consiglio di Sorveglianza, Elsa Fornero è stata sostituita da Gianguido Sacchi Morsiani nel Comitato Nomine e da Guido Ghisolfi nel Comitato per le Strategie. Su proposta unanime del Comitato Nomine, il Consiglio di Sorveglianza, al completo dei suoi componenti, all’unanimità ha nominato Enrico Tommaso Cucchiani membro del Consiglio di Gestione con decorrenza della funzione dal 22 dicembre 2011 e lo ha indicato all’odierno Consiglio di Gestione quale Consigliere Delegato e CEO. Successivamente, il Consiglio di Gestione, riunitosi sotto la presidenza di Andrea Beltratti, all’unanimità dei presenti ha nominato Enrico Tommaso Cucchiani Consigliere Delegato e CEO con decorrenza della funzione dal 22 dicembre 2011.

Le ipotesi si sono trasformate in realtà con questo annuncio ufficiale delle 18.22 odierne: Enrico Tommaso Cucchiani diventa all’unanimità il nuovo CEO della banca presieduta da Giovanni Bazoli a partire dal 22 dicembre prossimo,  lasciando la Compagnia Allianz prima della chiusura dell’anno in corso.

Ne dà  notizia con inattesa tempestività, al contrario del sito italiano della stessa compagnia,  anche il sito-web di Allianz a Monaco  dettagliando la ritualità della procedura necessaria alla ratifica delle relative dimissioni dagli obblighi contrattuali in corso.

Inizia così l’attesa della nomina del suo successore e la Compagnia  si avvia verso una nuova stagione di pausa e di probabile successivo cambio di rotta.

Qualunque sia il nome prescelto sarà inevitabile che il nuovo manager a capo della filiale  italiana del gruppo bavarese  percorra strade diverse da quelle  precedenti: erano infatti in molti all’interno della compagnia a riconoscere quella esercitata da Cucchiani  come una conduzione fortemente verticistica e altrettanto marcatamente personalizzata.

L’augurio per tutti gli Agenti e i dipendenti coinvolti è che sia che si tratti di innovazione che di conferma delle strategie precedenti si riducano al minimo stalli e rallentamenti nelle decisioni operative. Crisi, affari e concorrenti non permettono ormai tempi troppo lunghi.