Il terremoto in Emilia: una imperdibile occasione per il riscatto sociale dell’attività assicurativa italiana.

Il forse troppo recente DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012  n. 59 recante Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile è entrato in vigore 17 maggio 2012. Appena in tempo per poter risultare applicabile al terremoto che ha colpito l’Emilia in queste ultime ore.

Sembra la beffa della norma sulla imprevedibilità della natura e delle sue regole mai completamente conosciute.

Il decreto prevede l’emanazione, entro i 90 giorni successivi alla sua entrata in vigore, del Regolamento di attuazione degli scopi che le nuove regole si prefiggono. Sembravano tempi ragionevolmente brevi ma sufficienti,  entro i quali poter costruire ipotesi di applicabilità in qualche misura a favore dei cittadini. Ormai obbligati a stipulare coperture assicurative contro le calamità naturali, a fronte di uno Stato che per i conseguenti  risarcimenti e indennizzi  a  fabbricati ha deciso di non volersene più occupare.

Pensavamo alle reazioni del mercato delle compagnie, a quelle dei consumatori, alle attività degli intermediari. Pensavamo a proposte, discussioni, critiche e dibattiti con tutto l’inevitabile corollario di scritti e parole, tanto ci sarebbe stato tutto il tempo per argomentare e forse nuovamente deliberare.

Ma come spesso succede la natura ogni tanto alza il suo ammonimento, per ricordarci che tutto esiste malgrado noi e le nostre previsioni, che i tempi e le scadenze di noi, suoi umani sottoposti,  sono convenzioni figlie di  comportamenti poco utili per provvedere e capire.

E’ un collaudo anticipato che nessuno ha avuto il tempo di immaginare per le conseguenze che comporterà.

Le nuove norme contenute nel decreto hanno alcuni caposaldi sui quali qualcuno tenterà comunque di discutere  alla luce di quanto è appena successo.

  • la esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati
  • previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione
  •  la norma prevede che per calamita’ naturali o connesse con l’attivita’ dell’uomo che in ragione della loro intensita’ ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo possa essere dichiarato lo stato di emergenza per un periodo iniziale di 60 giorni al massimo prorogabili per altri 40.
  • per l’attuazione degli interventi da effettuare durante lo stato di emergenza dichiarato, si provvede anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e secondo i criteri indicati nel decreto di dichiarazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico
  • Con le ordinanze si dispone esclusivamente in ordine alla organizzazione dei servizi di soccorso e assistenza ai soggetti colpiti dall’evento, nonche’ agli interventi provvisionali strettamente necessari alle prime necessita’ nei limiti delle risorse disponibili, allo scopo finalizzate

Personalmente non credo alla discutibilità sulla immediata applicabilità della nuova norma. Se così fosse bisognerebbe provvedere con un intervento straordinario, che susciterebbe critiche e determinerebbe un precedente inopportuno.

E allora non rimane altro che accelerare a gran voce  l’emanazione del regolamento applicativo, e provvedere a tutto quello che è legato alla stipula delle estensioni o nuove coperture. Evitando per quanto possibile differenze, discriminazioni e speculazioni.

Sarà un’altra importante prova della auspicabile capacità di coesione sociale e economica del nostro Paese, con i riflettori puntati sul settore assicurativo tutto.

Ancora una scossa di terremoto. Sappiamo come comportarci?

Siamo stati svegliati come tanti intorno alle 4 della scorsa notte : il letto ondeggiava quasi fossimo all’interno di una barca in mare, mentre  i secondi dilatavano il tempo della attesa della fine della scossa di terremoto nitidamente percepita. Un giro per l’appartamento a controllare le ancora persistenti oscillazioni di tutti i lampadari,  tanti metronomi a scandire i frequenti risvegli della natura ai quali  siamo ormai abituati.

Poi di nuovo a dormire, perchè nulla di diverso ti viene in mente di fare: ancora una volta ti affidi alla sperata benevolenza di chi il futuro lo decide per te.

E’ stata una scossa di forte magnitudo localizzata in Emilia-Romagna, con danni e per fortuna poche vittime, almeno al momento in cui scrivo questo post.

Il sito web della Protezione Civile  che i tiene aggiornati in tempo quasi reale ci ricorda che

“Il territorio italiano è esposto al rischio sismico, quindi prepararsi ad affrontare il terremoto è fondamentale. La sicurezza dipende soprattutto dalla casa in cui abitate. Se è costruita in modo da resistere al terremoto, non subirà gravi danni e vi proteggerà. Ovunque siate in quel momento, è molto importante mantenere la calma e seguire alcune semplici norme di comportamento.” 

E ci suggerisce che cosa fare.

Prima del terremoto

• Informati sulla classificazione sismica del comune in cui risiedi. Devi sapere quali norme adottare per le costruzioni, a chi fare riferimento e quali misure sono previste in caso di emergenza

• Informati su dove si trovano e su come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e gli interruttori della luce. Tali impianti potrebbero subire danni durante il terremoto

• Evita di tenere gli oggetti pesanti su mensole e scaffali particolarmente alti. Fissa al muro gli arredi più pesanti perché potrebbero caderti addosso

• Tieni in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, un estintore ed assicurati che ogni componente della famiglia sappia dove sono riposti

• A scuola o sul luogo di lavoro informati se è stato predisposto un piano di emergenza. Perché seguendo le istruzioni puoi collaborare alla gestione dell’emergenza

Durante il terremoto

• Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave. Ti può proteggere da eventuali crolli

• Riparati sotto un tavolo. E’ pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso • Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore. Talvolta le scale sono la parte più debole dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire

• Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge. Potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami • Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche. Potrebbero crollare

• Stai lontano da impianti industriali e linee elettriche. E’ possibile che si verifichino incidenti

• Stai lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge marine. Si possono verificare onde di tsunami

• Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale. Bisogna evitare di avvicinarsi ai pericoli

• Evita di usare il telefono e l’automobile. E’ necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi

Dopo il terremoto

• Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te. Così aiuti chi si trova in difficoltà ed agevoli l’opera di soccorso

• Non cercare di muovere persone ferite gravemente. Potresti aggravare le loro condizioni

• Esci con prudenza indossando le scarpe. In strada potresti ferirti con vetri rotti e calcinacci

• Raggiungi uno spazio aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti. Potrebbero caderti addosso

Assicurazioni per le Calamità Naturali in dirittura d’arrivo. La Protezione Civile esclude l’intervento statale anche parziale per i danni subiti da fabbricati

DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012, n. 59 Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile.  (GU n. 113 del 16-5-2012 )

Entrata in vigore del provvedimento: 17/05/2012  

 

Art. 2                                                                                    

Coperture assicurative su base volontaria contro i  rischi  di  danni derivanti da calamita’ naturali  

  1. Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo  per  la copertura dei rischi derivanti da calamita’ naturali sui  fabbricati,a  qualunque  uso  destinati,  ed  al  fine  di  garantire  adeguati,tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle  esigenze  di riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti  da  calamita’  naturali,  possono essere estese ai rischi derivanti da calamita’  naturali  le  polizze assicurative  contro  qualsiasi  tipo  di  danno  a   fabbricati   di proprieta’  di  privati.  Per  favorire  altresi’  la  diffusione  di apposite coperture assicurative contro i rischi di danni derivanti da calamita’ naturali, i premi relativi all’assicurazione per danni, per la  quota  relativa  alle  calamita’  naturali,  ovvero  relativi   a contratti di assicurazione appositamente stipulati  a  copertura  dei rischi di danni  diretti  da  calamita’  naturali  ai  fabbricati  di proprieta’ di privati a qualunque uso  destinati,  sono  disciplinati con il regolamento di cui al comma 2.

  2. Con regolamento emanato  entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore del presente decreto, ai  sensi  dell’articolo  17, comma 2, della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  su  proposta  del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto  con  il  Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti la Conferenza permanente per i  rapporti  tra  lo  Stato,  le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano  e  l’Istituto per  la  vigilanza  sulle  assicurazioni  private  (ISVAP),  che   si esprimono entro trenta giorni, sono definiti modalita’ e termini  per l’attuazione del comma 1 senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza pubblica, anche sulla base dei seguenti criteri:  

    a) estensione della copertura assicurativa del rischio  calamita’ naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati  privati  contro qualsiasi danno;

    b) esclusione, anche  parziale,  dell’intervento  statale  per  i danni subiti da fabbricati;

    c) incentivazioni di natura fiscale, nel rispetto  del  principio dell’invarianza di gettito, tramite  regimi  agevolativi  all’imposta sul premio di assicurazione ovvero la deducibilita’, anche  parziale, del  premio  dalla   base   imponibile   ai   fini   IRPEF   e   IRES dell’assicurato;

    d) previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione.

  3. Al fine della predisposizione del regolamento di cui al comma 2, il Dipartimento della  protezione  civile  provvede  ad  acquisire  e trasmettere ai Ministeri concertanti, entro 30 giorni dalla  data  di entrata in vigore del presente decreto, ogni elemento necessario  per la valutazione degli effetti derivanti dall’introduzione  del  regime assicurativo di cui al comma 1, in particolare:

    a) mappatura del territorio per grado di rischio;

    b) stima della platea dei soggetti interessati;

    c) dati percentuali sull’entita’ dei contributi  pubblici  finora concessi in caso di stato di emergenza;

    d) simulazione dei premi, suddivisi per  tipologia  di  copertura assicurativa.  

E’ stato pubblicato il 16 Maggio scorso il Decreto attraverso il quale si pone mano alle Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile, all’interno del quale l’art.2 è dedicato alle Coperture assicurative su base volontaria contro i  rischi  di  danni derivanti da calamita’ naturali .

Come ormai spesso succede nei provvedimenti di recente emanazione la chiarezza espressiva delle norme mantiene ampi, troppo ampi forse, spazi di interpretabilità lessicale. Anche in questo caso sarà il conseguente regolamento applicativo a definirne meglio i contorni e la portata.

A fronte della unica certa e indiscutibile affermazione espressa dal comma   2-b) esclusione, anche  parziale,  dell’intervento  statale  per  i danni subiti da fabbricati;  il resto del provvedimento sembra determinare o autorizzare pleonasticamente ciò che già appartiene alle possibilità del mercato, e cioè la possibilità di prestare o di estendere la garanzia assicurativa ai sinistri determinati da calamità naturali.

Sarà certamente l’esclusione di ogni intervento statale per eventuali danni a fabbricati il forte stimolo per i cittadini e motivo di approfondimento per gli assicuratori affinchè queste coperture abbiano la possibilità di diffondersi e trovare lo spazio riassicurativo di cui necessitano.

Delle assicurazioni per le  calamità naturali si parla, scrive e disserta da troppi anni senza aver mai raggiunto uno stato di fatto definitivo. Si è scelta la base volontaria di sottoscrizione per non imporre ai cittadini una eventualità di spesa obbligatoria che avrebbe indubbiamente avuto il colore di una nuova imposizione fiscale.

Resta però l’interrogativo che sempre si pone quando l’obbligo (o il non obbligo come in questo caso) di stipulare non trova il corrispondente contrappeso dell’obbligo a contrarre da parte delle Compagnie. In questo caso lo Stato si è ufficialmente e definitivamente sottratto a ogni futuro e eventuale intervento risarcitorio, affidando al mercato la responsabilità sociale delle proprie azioni.

E in un Paese dove le ferite del terremoto d’Abruzzo sono ancora aperte e dolorose non è compito di poco conto.

Le Compagnie di Assicurazione preparano nuovi “esodati”

Se confrontiamo i dati recentemente pubblicati on-line dall’ANIA riferiti alla Graduatoria Premi 2011 con il contenuto della recente Circolare n.64 diramata dall’INPS il 7 maggio scorso e dedicata al neo Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale delle imprese assicuratrici ne possiamo certamente ricavare come facile conclusione che qualche riflessione su possibili alleggerimenti di risorse  le Compagnie di Assicurazione hanno da tempo cominciato a farla.

La crisi che ancora ristagna in ogni settore produttivo non può permetterci di credere che sia il settore assicurativo l’unico a poter ancora rimanere indenne dalle conseguenze della inevitabile contrazione dei ricavi.

I numeri pubblicati dall’ANIA non sono drammatici, ma certamente confermano quello che gli operatori del settore sparsi sul territorio sanno ormai da tempo. I premi di assicurazione sono una delle tante voci da rivedere sia nei bilanci familiari che in quelli delle imprese.

Nel settore RCAuto  continua la ricerca del premio più conveniente, magari  diventando anche vittima di possibili incauti acquisti di contrassegni di cosiddette compagnie fantasma, mentre negli altri rami , quello Vita in testa,  l’imperativo è ridurre, eliminare, redistribuire, e comunque risparmiare.

Allo stesso tempo la continua evoluzione dei processi all’interno delle compagnie ha fatto sì che venissero snelliti e automatizzati tutti gli imbuti di ripetitività e duplicazione di accessi e procedure, per ricavare tutte le informazioni che un data base evoluto e aggiornato permette di reperire con naturale semplicità.

Prodotti progettati per offrire multigaranzie pre-combinate e di impossibile spacchettamento hanno da tempo falcidiato uffici assunzioni e procedure di controllo ex-post delle emissioni agenziali,   alleggerendo al contempo la successiva gestione amministrativa e dei sinistri.

Incassi e rimesse alla compagnia in fasi differite appartengono agli eventuali appassionati di archeologia assicurativa, mentre si riversa quanto si può ogni altra attività, residuale per le compagnie  ma invasiva per gli agenti, sulle reti periferiche esterne.

Le compagnie di assicurazione non dirette, non telefoniche, non on-line, si sono trasformate, come le banche e altre aziende di servizi, in fabbriche di prestazioni preconfezionate, per le quali l’intermediazione rimane una accezione prevalentemente mercantile,  ancora valida per la  distribuzione sul territorio ad opera di “intermediari sempre più disintermediati”, e eternamente alla ricerca di nuovi ruoli e identità.

La potremmo definire una flessibilità lavorativa ribaltata,  sulle scrivanie di intermediari per definizione operatori in storica flessibilità di ruolo.

In tutto questo i costi hanno nuovi livelli di tollerabilità e di redditività pro-capite, in termini di premi gestiti per dipendente: un rapporto obbligato verso un aumento del numeratore a scapito di un denominatore spinto sempre più verso il basso.

E allora gli ammortizzatori sociali, nel passato dedicati o immaginati solo per le compagnie decotte, hanno bisogno degli strumenti adatti per pensare di accompagnare anticipatamente alla sempre più lontana pensione anche nuove schiere di dipendenti delle compagnie di assicurazione.

Come succede ed è già successo per Banche e Poste, loro stesse diventate nuovi ingombranti concorrenti con le loro polizze vendute allo sportello.

Quello che ieri era prevedibile ora può essere definitivamente programmato, alla sola condizione che il nuovo strumento di solidarietà per i dipendenti assicurativi abbia i fondi sufficienti e che i dipendenti si affidino a queste procedure con le necessarie garanzie.

Crescita e redditività sono come sempre ormai due parametri divaricabili, se il primo è riferibile solo al secondo, l’aumento dei volumi dei premi contabilizzabili, e quindi della crescita,  è di priorità 2, come per il resto del Paese.

ANIA e ISVAP: l’una contro l’altro insieme, ma contro il mercato.

Atto Primo: la lettera al Mercato diramata dall’ISVAP il 19 Aprile 2012 (documento creato alle ore 16.10.13 del 19/4/2012 e modificato il 20/4/2012 alle ore 09.12.54 – Autore: Filippi) che dichiara tra l’altro

Al riguardo questa Autorità ritiene che tale norma – considerata sia la sua ratio (riduzione delle tariffe), sia la formulazione letterale (il richiamo alla circostanza che l’assicurato possa “acconsentire” alla installazione implica che l’impresa debba proporgli tale scelta) – introduca l’obbligo per le imprese di offrire ai consumatori, accanto a polizze r.c. auto “base”, anche polizze r.c. auto con scatola nera, a fronte di una significativa riduzione del premio.

Atto Secondo: la replica-smentita dell’ANIA del 20 Aprile 2012 (documento creato alle ore 18.57.33 del 20/4/2012 – Autore: Focarelli)

ANIA: illegittima l’interpretazione dell’Isvap sull’obbligo di offrire polizze rc auto con scatola nera e sull’imposizione di tariffe biennali

La mia critica sul silenzio degli assicuratori è stata improvvidamente smentita dalla rappresentazione di una quanto mai singolare recita a distanza di un copione scritto a quattro mani, loro malgrado, e degno di essere citato quale miglior esempio di incomunicabilità istituzionale assicurativa dei tempi recenti.

Non voglio entrare nel merito dei contenuti argomentati da ISVAP e ANIA, non mi interessano torti e ragioni interpretative (nè credo interessino agli assicurati e intermediari, involontari e attoniti spettatori di una battibecco inutile e inopportuno).  Mi interessa però l’indifferenza con la quale chi scrive e legge di assicurazioni ha registrato quanto sta accadendo. Segno di un ormai consolidato disinteresse partecipativo verso tutto quello che riguarda le polizze e dintorni, a meno che non si tratti di premi e tariffe RCAuto in salita oppure di piani di salvataggio e fusione di quegli imprenditori che per anni hanno usato i premi degli assicurati per fare cassa e mattoni.

ANIA e ISVAP, seppure nel rispetto delle reciproche posizioni di controllate e controllore, dovrebbero costituire un esempio di complemento non interferente capace di   favorire un ordinato cammino di sviluppo, redditività, protezione degli interessi degli assicurati e volano del sistema assicurativo-finanziario,  che dai premi incassati trae alimento e sostegno.

Si è capito da tempo che tutto questo stava ormai scritto sulla sabbia, ed è bastato una occasione di ventosa polemica,  su norme che se interpretabili in grande misura dimostrano ancora una volta vulnerabili debolezze lessicali, per sfigurare ruoli e necessità di raccordo comune.

Le consultazioni preventive tra due enti come ANIA e ISVAP non sono mai state una novità e non rappresentano certo una deroga al confine dei rispettivi attributi istituzionali, diventano addirittura necessarie quando la materia sulla quale gli stessi ruoli vengono esercitati raffigura dubbi, lacune e pericoli di fraintendimento applicativo.

Ma tutto questo rischia di rimanere un esercizio di inutile retorica se non si concentra la luce negativa che questa contrapposizione getta su chi le norme le applica, subisce e deve rispettare. Decine di migliaia di intermediari delle varie sezioni del RUI che devono rendere conto a milioni di clienti che detengono e guidano oltre 37.000.000 di veicoli.

Numeri importanti, numeri di assicurazione obbligatoria, che di scatole nere, stabilità di preventivi, lievitazione di tariffe fanno voce di spesa per altrettanti milioni di famiglie e aziende.

Due enti che, con un Presidente in uscita in uno e uno appena insediato nell’altro, non hanno saputo o voluto esercitare lo strumento più naturale per connotare i problemi e le soluzioni che li coinvolgono entrambi: comunicare, dispiegare forze e intelligenze per avviare un confronto risolutivo o convergente verso nuove istanze, da proporre al legislatore o a chi le norme le pretende e le impone.

In un mercato che non brilla certamente per diffusa innovazione, al di là delle evoluzioni di processo che ne sacrificano troppo spesso risorse e competenze, ognuno avrebbe il diritto di pretendere stabilità normativa, chiarezza di regole e indicazioni precise su come applicarle. Ricercare e accettare suggerimenti e consigli preventivi, senza considerare il conflitto un dissidio permanente da ribaltare risolutivamente  solamente al Governo o addirittura alla Corte di Giustizia europea.

Godono di scarsa salute le ASL venete.

L’articolo di IlSole24Ore  Assicurazioni alle Asl venete: bloccati appalti per 76 milioni dello scorso 18 aprile ha immediatamente indotto, nella stessa giornata della sua pubblicazione, una reazione da parte della  City Insurance per mano del suo presidente attraverso un comunicato che singolarmente appare e scompare dal sito web della  compagnia. Anche se non firmatario dichiarato del comunicato dovrebbe trattarsi del  Presidente del Consiglio di Amministrazione – Direttore Generale: Nicolae Muşat .

Con un italiano spesso stentato, come lo è quello usato dal sito web istituzionale della compagnia, il comunicato rivolto agli assicurati prende evidentemente le distanze da quanto pubblicato anche da altri organi di informazione nei vari articoli che negli  ultimi mesi sono stati dedicati all’argomento e con la stessa compagnia.

Ecco il testo integrale del comunicato, con l’esclusione dei nomi esterni alla compagnia in esso citati,  per permetterne l’acquisizione senza incoraggiare ulteriori svianti commenti o illazioni, a danno di altri soggetti coinvolti e che sulle altre testate interessate hanno già provveduto a individuali  smentite in quanto a diretto o indiretto coinvolgimento nei fatti raccontati dalla stampa.

Bucarest lì 18.04.2012 

LETTERA APERTA AI NOSTRI ASSICURATI 

Nella mia qualità di Presidente e Direttore Generale della City Insurance S.A., compagnia di assicurazione operante anche sul mercato italiano in libera prestazione di servizi, informato dalla massiccia campagna di stampa in Italia circa presunte indagini in corso sulla compagnia che rappresento, dopo aver preso visione degli articoli apparsi su alcuni quotidiani, invio la presente per comunicare quanto segue:

a) la City non e’ destinataria di alcuna formale indagine di polizia o quanto meno non e’ stata ufficialmente informata di ciò;

b) relativamente la provvisoria aggiudicazione alla scrivente della gara di appalto per la Regione Veneto avvenuta lo scorso dicembre 2011, ad oggi, nonostante la copiosa documentazione integrativa consegnata all’Ente e le informazioni da quest’ultimo direttamente assunte, non v’è stata né la revoca dell’aggiudicazione provvisoria né la definitiva aggiudicazione che avrebbe determinato l’emissione dei contratti assicurativi e quindi la maturazione dei relativi premi;

c) la nostra rappresentante fiscale in Italia….. mi ha comunicato di non aver subito alcuna perquisizione/sequestro di fatto smentendo quanto apparso sui quotidiani;

d) il legale della Regione Veneto… contattato dal nostro legale fiduciario per il settore medmal – Italia…. ha telefonicamente dichiarato di non essere a conoscenza dei fatti riportati sui quotidiani

e) la compagnia sta gestendo tutti i rapporti assicurativi con la massima diligenza istruendo per il tramite del designato loss adjaster…. tutti i sinistri e quindi provvedendo sia alla definizione degli stessi, all’esito dei dovuti accertamenti tecnici e sia alla rituale costituzione nei giudizi promossi nei confronti degli ospedali;

f) la gestione della compagnia è altresì riscontrabile da ciascuno Ente assicurato abilitato ad accedere alla piattaforma del loss adjaster, per monitorare le proprie pratiche a conforto del principio di trasparenza che City ha inteso imprimere alla sua attività. 

Ciò posto non posso che denunciare una sorta di messa al bando della City con diffamazioni costituenti un procurato allarme, con grave lesione dell’immagine della compagnia che ha già incaricato un pool di legali per l’avvio di azioni, sia in sede civile che in sede penale, nei confronti di chi abbia determinato o concorso a determinare la distruzione della credibilità di una società il cui azionariato di maggioranza , atteso il trend di crescita nel settore pubblico, non solo ha già aumentato il capitale sociale ma ha anche deliberato un altro aumento ad euro 15 milioni entro il 30 giugno 2012.

L’ingresso della City Insurance nel settore medmal evidentemente non è stato gradito dalla “lobby” dei preesistenti e attuali competitors (due/tre) anch’essi stranieri che attualmente detengono oltre il 50% del pacchetto nazionale medmal contrariamente alla scrivente che è titolare solo del 5/7% e che, al fine di arginare la partecipazione della compagnia ad altre gare d’appalto, hanno contribuito alla

pubblicazione di una serie di articoli denigratori non fondati su circostanze veritiere determinando una sorta di allarmismo e quindi di possibili indagini delle quali la City ne è venuta a conoscenza solo dalla lettura di quotidiani.

Si precisa che a tutt’oggi non risulta destinataria di alcuna formale comunicazione come sopra accennato.

Per quanto sia comprensibile una eventuale Vostra possibile preoccupazione, con la presente intendo rassicurare Voi e tutti coloro che hanno dato fiducia alla compagnia che mi adopererò in ogni modo per combattere questa campagna diffamatoria continuando, nel contempo, forte della sussistenza dei requisiti economico – finanziari e tecnico – organizzativi e di solvibilità costantemente monitorati dall’Organo di Controllo Romeno CSA, a gestire con la massima diligenza i rapporti in essere che si intendono preservare invitandovi a relazionarci sulla qualità dei servizio prestato nel Vostro ed esclusivo interesse.

E’ come sempre doveroso affidare alle eventuali indagini in corso ogni conclusiva considerazione su notizie confermabili solo da fatti e documenti ufficiali.

Questa premessa non impedisce però di evidenziare ancora una volta come il problema delle coperture di RC Sanitaria continui a rappresentare un argomento di crescente ingombro amministrativo, sociale e forse anche etico.

E’ forse giunto il  momento che si cominci a pensare che ritenere di risolvere il problema delle necessarie coperture attraverso una pedissequa adempienza di capitolati e norme in tema di appalti pubblici, a fronte di un quasi non mercato di sottoscrittori disponibile, sia una impropria soluzione. In quanto tale la scelta delle compagnie residualmente disponibili dovrebbe essere arricchita da strumenti e criteri di ordine anche diverso da numeri identificativi di premi e autorizzazioni, spesso fuorvianti dall’obbligo principale rappresentato dalla salvaguardia necessaria dei cittadini eventualmente coinvolti in episodi di medmal, e dalla sostenibilità dei bilanci delle aziende sanitarie in caso di scoperture assicurative.

Il tavolo di rinnovato confronto invocato da molti, e più recentemente anche dal convegno dell’AIBA a Roma, deve cominciare a trovare una agenda e i suoi partecipanti, assicuratori in prima fila, in grado di esprimere costruttiva e convincente buona volontà per proporre soluzioni, di qualunque natura esse possano essere.

Sottrarre l’argomento a troppo facili demagogie mediatiche e a altrettanto fragili resistenze di principio non incoraggia la ambizione obbligatoria  che i casi di cosiddetta malasanità rappresentino nellla visione dei cittadini una quota realmente minoritaria, rispetto alla reale e dimostrabile buona sanità di cui i nostri professionisti e strutture mediche sono invece tanto capaci.

 

Non svegliate gli Assicuratori.

Non pubblico un post da quasi un mese e la cosa non ha certamente alcun peso per coloro i quali leggono di tanto in tanto il mio blog. Ne ha però per chi ha consapevolmente deciso di restare in silenzio alla finestra,  per tentare di cogliere un qualche spunto di interesse dai fatti che succedono, o che non succedono, tra polizze e assicuratori.

Mi crea imbarazzo, e sono certo di non essere l’unico, l’assistere al prolungarsi di una gestione interinale del nostro Paese che, come tutte le gestioni interinali che gli agenti assicurativi conoscono molto bene, trascina la propria attività nella quasi unica pedanteria delle adempienze alle procedure.

Mi imbarazzano le affermazioni di alcuni degli attuali gestori quando ad esempio , precisando la propria origine regionale, ne  sottolineano la conseguente  abitudine al lavoro, quasi che esistesse una scala di predisposizioni lavorative graduata con criteri altrettanto regionali.

Mi imbarazzano le motivazioni poste da qualche altro della squadra, quando argomenta sulla inopportunità di tornare a considerare come prima casa quella degli anziani ricoverati stabilmente in una casa di riposo, come dettata dalle prevedibili manipolazioni dei familiari, che, per pagare una IMU ridotta, avrebbero la tentazione di provvedere a ricoveri di comodo, ignorando che una retta annuale comunemente di oltre 30.000,00 euro darebbe convenienza per importi di IMU ben superiori, e quindi riferiti a patrimoni immobiliari cospicui, e in quanto tali di minore impatto sociale.

Mi imbarazzano le invocazioni alle liberalizzazioni come strumento per esorcizzare la stagnazione produttiva quando in assicurazioni questo viene risolto con un obbligo a accompagnare il preventivo della compagnia rappresentata con altri due della concorrenza, ignorando che il mercato della RCAuto obbligatoria rappresenta un mercato assicurativo saturo per definizione, e che  se anche accompagnassimo il preventivo di base con altri innumerevoli preventivi non favoriremmo certamente un incremento del numero delle polizze sottoscritte.

Mi imbarazzano le imprecisioni o ambiguità lessicali adottate nella stesura di certe parti dei provvedimenti posti sino ad oggi in essere, e che costringono gli addetti ai lavori a interpretazioni rocamboliche e alla speranza che sia l’ISVAP a dipanare significati e contorni di adempienza possibile.

Mi imbarazzano i silenzi di fronte alle quasi quotidiane segnalazioni da parte dell’ISVAP di compagnie non autorizzate all’esercizio della RCAuto, e i cui contrassegni fanno probabilmente bella mostra di sè su altrettanti parabrezza di automobilisti a caccia di risparmi per poter mantere ancora la propria automobile.

Mi imbarazza la attesa della ormai prossima scadenza non rinnovabile della presidenza dell’ISVAP senza che nè del candidato possibile e nè della ventilata assorbibilità da parte di altro Ente si inizi a parlare e a fare.

Ma quello che maggiormente mi imbarazza è il silenzio delle compagnie di assicurazione, che continuano a considerare il proprio portale associativo come una semplice rassegna stampa,  anche di loro stesse, pur  di non esprimere alcun punto di vista, alcuna valutazione, alcuna proposta collaborativa in un contesto economico e sociale che dovrebbe vederle invece finalmente protagoniste.

E allora possono avere ragione coloro che pensano che all’ANIA sia utile trincerarsi in posizione di retroguardia all’interno della, per molti ancora misconosciuta Federazione ABI-ANIA, nella attesa che il nuovo impianto dell’Articolo 18 possa essere lo spunto per futuri alleggerimenti di personale nel nome di possibili cali di redditività e di masse premi. Non a caso la  definizione della parte normativa del rinnovato CCNL dei dipendenti delle compagnie è rimandata agli inizi dell’autunno, mascherato da risultato della consultazione tra le parti interessate teoricamente in corso.

Gli assicuratori ancora una volta non danno una buona prova di spessore imprenditoriale, socialmente e economicamente partecipativo. Continuano a esportare nuovi prodotti e confronti dedicati alle  PMI, trascurando forse il fatto che siano proprio le PMI a soffrire maggiormente questa prolungata stagnazione produttiva.

Continuano opportunamente a evolvere i propri processi e le modalità di digitalizzazione dei documenti, ma non provvedono a dichiarare le risorse che ne risulteranno liberate come nuovi portatori di altrettanto nuove competenze, da rendere disponibili per Intermediari e Clienti allo scopo di favorirne lo sviluppo.

L’impegno non dichiarato che ognuno degli addetti percepisce è un cammino a passi decisi verso la progressiva disintermediazione dei servizi, dentro e fuori le Compagnie, e la sua prima occasione rappresentativa sarà probabilmente la materializzazione della prossima fusione del grande gruppo assicurativo italiano  già notoriamente in crisi.

E nel frattempo è la compliance che continua a impegnare i pensieri dei vertici delle compagnie, al cui rispetto sono dedicate le prevalenti risorse e energie, mentre il poco che rimane serve a gestire le attività correnti.

Senza che un futuro da raccontare e da perseguire faccia intravedere quelle prospettive di qualità e sviluppo che dovrebbero invece essere parte di altrettanto ingombro per i Custodi del Rischio,  quali gli assicuratori dovrebbero orgogliosamente tornare ad essere, per attrarre risorse e clienti verso nuovi orizzonti possibili.

Il cosiddetto decreto liberalizzazioni ignora la cultura digitale e la nuova compliance assicurativa diventa inutile.

E’ partita da qualche giorno la nuova campagna di Allianz per andare alla ricerca di nuovi clienti RCAuto del segmento autovetture ad uso privato.

Si tratta di una quotazione rapida o meglio fast quote come meglio si addice al linguaggio delle multinazionali o delle tanto amate Apps per i nostri Tablet.

Il bello è che tutto è di una semplicità disarmante: basta inserire il nostro anno di nascita e la targa della autovettura per la quale vogliamo ricevere via mail il relativo preventivo, che avrà però una durata di sole 24 ore. Se poi ti rechi in una delle agenzie del gruppo ti verrà rilasciato un codice personale da abbinare alla tua quotazione per partecipare a un concorso che mette in palio, appunto, un quantitativo della più nota marca di Tablet.

Ma se tutto è così semplice, se la compagnia, come correttamente spiegato nella relativa informativa per la privacy, precisa che “Il servizio di quotazione veloce comporta l’acquisizione in via automatica di ulteriori dati dalla banca dati gestita dall’ANIA” perchè anche altre compagnie, portali o enti istituzionali non possono fare altrettanto?

Mi riferisco evidentemente al prossimo obbligo di accompagnare con due preventivi della concorrenza il proprio, e prossimamente in capo a tutti gli intermediari.

Gli intermediari che distribuiscono servizi e prodotti assicurativi del ramo assicurativo di danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti sono tenuti, prima della sottoscrizione del contratto, a informare il cliente, in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte da almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi, anche avvalendosi delle informazioni obbligatoriamente pubblicate dalle imprese di assicurazione sui propri siti internet.

Mi riferisco alla ingiustificata astrusità di un provvedimento che sembra voler ignorare che, come la legge, anche il Ramo RCAuto non ammette più alcuna ignoranza, vista la mole sempre in crescita di modalità e strumenti a disposizione di chi la prima polizza la cerca e di chi la vecchia pensa invece di cambiarla.

Si tratta di un ulteriore eccesso di trasparenza esasperata, che genera a sua volta un eccesso di compliance, eccesso che supera la certezza dell’informazione puntando solo all’adempimento del rispetto formale della norma.

Nella sostanza, troppi fogli da firmare ne scoraggiano la lettura e fanno sì che la cosiddetta parte debole si affidi solo fiduciariamente a chi quei fogli deve farli firmare e conservare.

Naturalmente sarebbe anche interessante spiegare ai cittadini quali siano i dati registrati sulla Banca Dati dell”ANIA, tanto per far capire meglio come si possano smontare eventuali alibi mossi a pretesto da compagnie impropriamente resistenti alle migrazioni di polizze e assicurati.

Adesso spetterà all’ISVAP dimostrare tutto il buon senso di cui è capace,  provvedendo a regolamentare in maniera semplice, logica e non ingombrante per gli intermediari, le modalità praticamente operative di questo suggestivo obbligo.

L’ISVAP predispone entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto uno standard di modalita` operative per l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 1.

Obbligo che riguarda un dovere puramente informativo da parte dell’intermediario, non preventivi offerti per una eventuale conclusione attraverso il perfezionamento di contratti di altri, e senza quindi interferire in alcun modo con presistenti obblighi di monomandato. Accompagnando in altri termini  per mano un assicurando presuntivamente orfano di cultura digitale, e in quanto tale incapace di distinguere e valutare, confrontare e decidere.

E se qualcuno pensasse di ribaltare l’obbligo in capo all’assicurando, nel dichiarare all’intermediario di aver già provveduto a informarsi su almeno altre due alternative? Sarebbe una pretesa coerente con l’era digitale di cui tutti ormai beneficiamo.

Ma quanto sono burloni questi assicuratori.

La soluzione prevista dalle nuove norme, e cioè che l’agente di assicurazione vi debba mostrare tre preventivi di altrettante compagnie, sembra una burla. Ovvio che vi sottoporrà due offerte peggiori della terza che intermedia lui. Anche in questo caso, tuttavia, pretendete che le offerte siano confrontabili e che siano messe bene in luce le caratteristiche distintive.

Quello riportato è un estratto dell’articolo Assicurazioni, l’ultima beffa pubblicatoin questi giorni dall’edizione online del settimanale l’Espresso.

E’ l’ultimo di una serie sterminata di occasioni nelle quali il “parlare male di assicurazioni e intermediari” conferma quale sia ancora il vissuto comune sulla reputazione delle professionalità del nostro settore.

Nel caso di questo articolo si afferma senza mezzi termini che, come già ripetutamente scritto da altri media meno importanti, l’obbigo di presentare alll’assicurando alternative, di prezzo e condizioni, di compagnie non direttamente rapppresentate si trasformerà in una occasione di manipolazione di informazioni con l’unico scopo di distorcere e allontanare la concorrenza a proprio favore.

E’ una presunzione di inaffidabilità grave e poco tollerabile, che nuoce all’intero settore e che getta ancora una volta un fascio di luce nera sulla opportunità di questo cosiddetto provvedimento liberalizzatore.

Tutto ruota intorno al presupposto ormai consolidato di un cittadino consumatore eternamente debole e in quanto tale bisognoso di perenne tutela e difesa da schiere di fornitori male intenzionati.

Ma è mai possibile che nessuno riesca a rendersi conto che questo cittadino ha avuto ogni occasione per maturare, per rendersi capace di capire, confrontare, informarsi e scegliere. Abbiamo nel mondo, e anche in Europa, e tanto più in Italia,  un  numero di computer, tablet, smartphone venduti con incrementi a due cifre e pensiamo ancora che i milioni di accessi a internet siano fatti solo per scaricare giochi o altre applicazioni di bassa utilità?

Compriamo tanto di più con internet e sappiamo in tanti, tantissimi,  quanto sia complesso, ma possibile per tutti, scegliere tra le numerose offerte di alberghi, viaggi aerei, tariffe di operatori mobili (in assoluto le più astruse e difficili da interpretare e distinguere), materiale elettronico e alimentare, e ogni altro bene che marketing e pubblicità ci inducono ad acquistare.

Ma quando si tratta di assicurazioni tutti scendono paurosamente a un livello di alfabetizzazione e autonomia discrezionale e di discernimento di livello sub-normale.

E’ evidente che il motivo principale è la odiosa obbligatorietà dell’acquisto di una tassa: manca ancora, e purtroppo, la convinzione che chi l’automobile la possiede e la guida corre dei rischi, e che trasferirli a un assicuratore, oltre che obbligatorio, è dovere di buon senso e sociale responsabilità.

Se tutto questo è, come purtroppo è, desolatamente vero allora le inevitabili considerazioni che vengono alla mente di chi riflette con obiettività sui fatti della vita sono semplicemente due.

La prima, quella più immediata e attuale riguarda la totale inopportunità di un provvedimento che anzichè liberalizzare e incoraggiare concorrenza e consumi continua a imprigionare all’interno di vecchi schemi la reputazione delle professioni e delle imprenditorialità del settore assicurativo tutto.

La seconda è che questa situazione è l’ennesima fattura, ultima solo in ordine di tempo, di un conto da pagare per  quello che il settore tutto, compagnie e intermediari, non è stato capace di fare per dare di sè una immagine corretta, di convinta coincidenza con la socialità economica che il fare assicurazioni significa.

E’ la inevitabilità solo apparente che diversamente da così non possa essere, che assicurazioni e intermediari siano impotenti di fronte a questa visione negativa del loro mestiere da parte di coloro che quel mestiere comprano, obbligati oppure no.

E’ in parte anche il risultato della pubblicità delle compagnie dirette on-line che promettono solamente convenienza nel prezzo, ma mai eccellenza nelle coperture e prestazioni offerte. E’ la rassegnata inerzia di un settore che prevalentemente rivendica e pratica il gioco del vittimismo, senza essere mai capace di emergere con un protagonismo attivo e indispensabile, che ogni economia consolidata dovrebbe riconoscere e confermare.

Perchè non cominciamo a spiegare, con numeri e esempi, tutto quello che non sarebbe più possibile se polizze e assicuratori smettessero di esistere? Non sembra poi così difficile, oppure sì?

Un nuovo contratto di lavoro per gli assicuratori. Subito gli aumenti, rimandati invece i nuovi vincoli.

E’ stato siglata ieri  l’ipotesi di Intesa per il rinnovo del CCNL del personale non dirigente dipendente dalle Compagnie di Assicurazione, scaduto il 31 Dicembre 2009.

L’accordo lascia al momento invariata la parte normativa, a lungo proposta e imposta dall’ANIA nell’ottica di recuperare produttività anche attraverso “l’occupazione lavorativa” del venerdi pomeriggio, e per la quale si è preferito temporeggiare in maniera interlocutoria. Per dare modo e tempo di ridefinire testi e nuovi perimetri funzionali in previsione della riforma del mercato del lavoro alla quale il Governo in carica dedica energia e determinazione per concludere in tempi ormai brevissimi la sua riformulazione.

Il rituale conclusivo dell’accordo ha quindi stabilito

di istituire contestualmente  due  Commissioni Paritetiche Nazionali  con la finalità di analizzare e approfondire i temi ritenuti fondamentali per il settore, in particolare quello della flessibilità nello svolgimento della attività lavorativa e, nell’ambito della Riforma del Mercato del Lavoro, quello relativo al sistema degli ammortizzatori sociali, coerentemente con il quadro normativo in via di definizione.

Il lavoro delle commissioni dovrà essere ultimato entro il 31 ottobre 2012.

E’ un segnale di inevitabile adeguamento anche del settore assicurativo alle nuove regole di un mercato che si contrae, che si inarca e flette con la stessa imprevedibilità delle piazze finanziarie delle quali fa anch’esso parte.

All’interno del quale ogni possibile eventualità di rimodulazione di risorse, compatibili con il progredire di nuove tecnologie nella gestione e  distribuzione delle polizze, potrà prospettare altrettanti nuovi modelli organizzativi e lavorativi.

Si tratta in altre parole di esere pronti ad adeguare luoghi e persone, per accompagnare il prevedibile saliscendi di ricavi e redditività. E se qualche Compagnia rimanesse vittima suo malgrado di cattivi risultati irrimediabili ecco che gli ammortizzatori sociali di cui si dibatterà dovranno servire ad attenuare l’eventuale alleggerimento di personale che ne potrebbe derivare, soprattutto con i traguardi pensionabili che si sono ormai significativamente dilatati per tutti.

Come le Banche anche le Compagnie vogliono essere pronte a sopravvivere in ogni maniera, accorpamenti, acquisizioni e dismissioni, anche cessazioni e liquidazioni,  nel nome di una socialità forse poco sociale,  ma pur sempre redditizia.

Il Rischio degli assicuratori diventa anche il Rischio dei dipendenti, come sta già succedendo per gli Intermediari. La sicurezza è l’obiettivo della prevenzione del Rischio, non della capacità occupazionale. Qualcuno ha ancora il tempo per stupirsi?