Sanità, Polizze, Non Assicurazione e tanti disegni…di Legge e non solo

 

 

Proposte di legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario (C. 259 
Fucci, C. 262 Fucci, C. 1324 Calabrò, C. 1312 Grillo e C. 1581 Vargiu)

Tratto dalla

…omissis

Audizione informale ANIA  XII Commissione (Affari sociali) CAMERA DEI DEPUTATI Roma, 13 novembre 2013  

Assicurazione obbligatoria delle strutture sanitarie ospedaliere
I disegni di legge qui esaminati individuano come prerequisito per l’esercizio dell’attività da parte delle strutture sanitarie, pubbliche e private, la stipula di una assicurazione per la responsabilità civile delle stesse. Più esattamente, il contratto di assicurazione dovrebbe essere stipulato a copertura della responsabilità civile per i danni causati ai pazienti nell’ambito dell’erogazione dei servizi sanitari.
A tale proposito si osserva che la previsione di un obbligo assicurativo in capo a particolari soggetti si giustifica quando essi, per le caratteristiche della loro attività, corrano il rischio di arrecare danni rilevanti a terzi e dispongano di un patrimonio limitato, risultando così probabile che non siano in grado di risarcire i danni stessi con conseguente e rilevante impatto sociale. Andrebbe pertanto considerata l’introduzione dell’obbligo assicurativo nei casi in cui concorrano le due caratteristiche citate sopra. Nel caso di strutture sanitarie che possano contare in ultima istanza sul bilancio pubblico e/o siano proprietarie di importanti attivi di natura strumentale difficilmente si potrebbe sostenere che non siano in grado di risarcire eventuali danni cagionati. Andrebbe pertanto valutata la possibilità, per tali strutture, di scegliere liberamente se assicurarsi, e in tal caso con quale tipo di copertura, oppure autoassicurarsi, anche parzialmente, per sinistri, per esempio fino ad un certo importo, ovviamente predisponendo mezzi adeguati in termini sia di controllo del rischio sia di eventuali appostazioni a bilancio. Infatti, a seconda dell’attività, delle specialità mediche esercitate, dell’organizzazione e delle misure di prevenzione adottate, l’esposizione della struttura al rischio di “medical malpractice” è diverso e ciò influenza in maniera significativa l’individuazione della modalità ottimale di copertura assicurativa. Si ricorda a tal proposito che gli amministratori delle strutture sanitarie possono disporre di professionalità tali da metterli in grado di valutare l’eventuale piano assicurativo per la struttura che dirigono e, in ogni caso, possono ricorrere a consulenze specifiche sull’argomento. Tali valutazioni andrebbero maggiormente approfondite anche alla luce della varietà di modelli regionali di gestione dei sinistri presenti nel panorama nazionale (modelli con gestione diretta dei sinistri, fondati sul trasferimento del rischio o misti). Va detto che in caso di auto-assicurazione, anche parziale, andrebbe posta molta attenzione all’accantonamento delle risorse finanziarie per il risarcimento dei sinistri visto il lungo periodo che intercorre tra l’accadimento del fatto e la liquidazione dello stesso.
Suggeriremmo di sottoporre tali accantonamenti a verifica di congruità da parte di revisori terzi per non rischiare disavanzi prospettici.
omissis…
Nel corso dell’esame alla Camera della  Proposta di legge C. 262 Presentata il 15 marzo 2013 – abbinata con C. 259C. 1312C. 1324C. 1581C. 1902  sono state effettuate numerose audizioni, formali e non, di vari soggetti ritenuti portatori di interessi e quindi di potenziali contributi per gli approfondimenti che l’argomento della Responsabilità Sanitaria sicuramente merita.
Non poteva mancare tra gli altri l’ANIA, soprattutto perchè indirettamente coinvolta dal denominatore comune che lega tutti gli attuali DDL (sia alla Camera che al Senato) e cioè la componente della obbligatorietà assicurativa, prevista in ognuna delle 7 proposte complessive a oggi presentate.
Dal testo dell’audizione dell’ANIA ho riportato solo una parte della versione integrale, e della quale ho liberamente evidenziato alcuni passaggi.
Non può non colpire la riflessione  sulla discriminante che sarebbe rappresentata dalla relazione rischio/consistenza patrimoniale per giustificare o meno la opportunità di contrarre una copertura assicurativa. E’ evidente la distanza che proprio l’ANIA continua a frapporre fra le disponibilità, ma sarebbe più giusto classificarle  indisponibilità, delle proprie compagnie associate verso tali coperture.
In altre parti della audizione troverete anche la posizione della stessa ANIA in merito al requisito di obbligatorietà assicurativa che collega tutte le proposte.
L’autoassicurazione, ma sarebbe più corretto usare finalmente e definitivamente il termine non-assicurazione, è una delle soluzioni sempre più diffusamente adottate dalle Aziende Sanitarie, proprio perchè il deserto degli assicuratori sembra resistere a ogni tentativo di irrigazione culturale e imprenditoriale su questo argomento. Ma questa scelta va sempre a scontrarsi con le rispettive consistenze patrimoniali pubbliche che, malgrado l’ottimismo espresso dall’ANIA, non prospettano mai capienze economiche di prospettica rassicurabilità.
Proprio per la sua enorme portata sociale, sia sul piano della dovuta protezione a cittadini e operatori sanitari, e sia sulla cambiale dalla scadenza non nota che ogni richiesta di risarcimento per presunto danno subito in Sanità comporta per tutta la comunità, il tema richiede attenzione, dedizione, e partecipazione.
E’ solo l’ambito legislativo il luogo per trovare soluzioni praticabili e condivise, e possibilmente definitive nel tracciare limiti agli attuali ancora troppo variabili perimetri di responsabilità. Bisogna evitare che la accesa dialettica distruttiva di contenziosi esarcebati e astiosamente sbandierati  scendano dai vessilli di un giustizialismo rivendicato con arrogante prepotenza. E bisogna una volta per tutte porre la parola fine alla ormai straripante polemica, quasi elettorale, dei partiti delle vittime presunte, a qualsiasi fronte appartengano.
Ma gli assicuratori devono dimostrare una rinnovata maturità per contribuire a tutto questo, e soprattutto sul terreno della innovazione legislativa, altrimenti alimenteranno con le proprie assenze le aspettative ingiustificate di chi punta ancora il mouse su sito della obbligatorietà assicurativa, malgrado il silenzio di un mercato assicurativo da tempo protagonista di una grande fuga.
Nell’interesse di coloro che volessero seguire e comprendere la sintesi delle attuali coordinate principali del dibattito progettuale in sanità, ecco una serie di slide con le quali in un recente convegno, organizzato da Responsabilitasanitaria.it, ho riassunto le iniziative in corso.

Quando le Polizze parlano in rosa

Il mondo di polizze e assicurazioni parla tanto in rosa, e da sempre, nel nostro Paese.

Se quando telefona non mi trova lasci pur detto alla mia signorina” è l’espressione più usata in tutte le migliaia di agenzie di assicurazione sparse in giro per l’Italia. Ancora oggi la quota rosa dei collaboratori di questa categoria di intermediari, e che  assiste agenti e assicurati, rappresenta la parte maggiore della forza lavoro presente negli uffici. Dietro un bancone o una scrivania sono loro, con i loro sorrisi e la loro disponibilità, a garantire che tutto funzioni al meglio.

Certamente la storia non è  stata sempre generosa con il sesso gentile. Per decenni chi operava all’interno dei locali era donna,  sia perchè gli uomini non si adattavano a quel tipo di lavoro prettamente esecutivo e spesso sottopagato, e sia perchè  venivano piuttosto indirizzati o spinti verso la strada della produzione, collezionando grandi successi o grandi delusioni. I tempi sono cambiati e il numero dei collaboratori anche, ma loro sono rimaste,  alle prese con computer e strumenti di tecnologia sempre più avanzata,  anzichè con le loro minuziose belle calligrafie di un tempo.

Anche nelle direzioni delle compagnie  le segretarie, o assistenti come usa adesso, dei Capi Ramo o di qualsiasi altro ufficio di importanza “vitale” per ottenere deroghe, sconti, contributi e ogni altro genere di concessioni, erano le fate pazienti che ci rassicuravano sull’umore del capo e sulla sua disponibilità a parlarci al telefono, a concederci un appuntamento o addirittura a presenziare a qualche avvenimento per noi, gente di periferia, di tanta importanza.

Anche i titolari di mandati agenziali hanno con il tempo cominciato a tingersi di rosa, passando spesso attraverso le schiere delle forze produttive dedicate al vita, e via via confermando che non esistono preferenze di genere se si tratta di risultati e buoni portafogli. E anche nelle stesse direzioni, certamente con più fatica che in altri settori, funzioni non più solo segretariali venivano via via affidate a nuove generazioni di intelligenze non prettamente maschili.

Ancora oggi, benchè posizioni di vertice manageriale e membri di consigli di amministrazione portino spesso scarpe con il tacco alto, queste nomine fanno notizia e vengono usate come motivo di vanto, da affidare a comunicati stampa strumentalmente orgogliosi di sottolineare la lungimirante attenzione dell’azienda verso il rispetto delle “quote rosa“. Segno che non si è ancora definitivamente compreso come preparazione, talento e capacità possano, anzi debbano, parlare tutte le lingue possibili, sia di sesso e che di nazionalità.

E pensare che agenzia, compagnia, polizza, clausola, garanzia, copertura, franchigia, quietanza, rivalsa, disdetta, sottoscrizione, estensione, assicurazione, riassicurazione, e tante altre ancora,  sono parole parte di una solida e riconosciuta terminologia che parla da sempre con una dolce desinenza al femminile. E noi assicuratori, gente di strane origini e distratte presenze, spesso ce lo dimentichiamo ancora.

Le pulizie in diretta di Generali

dal sito web istituzionale del Gruppo Generali

19/02/2014
COMUNICATO STAMPA

Trieste – Il Consiglio di Amministrazione di Assicurazioni Generali, riunitosi in data odierna sotto la presidenza di Gabriele Galateri di Genola, su richiesta di Ivass, ha esaminato le valutazioni raggiunte dal Comitato Controllo e Rischi, anche alla luce di fatti e circostanze nuovi, in merito ad alcuni investimenti alternativi effettuati in passato. Sempre su richiesta di Ivass, il Consiglio di Amministrazione ha altresì analizzato le valutazioni del Comitato per la Remunerazione inerenti al trattamento economico riconosciuto sia all’ex amministratore Delegato, Giovanni Perissinotto, sia dell’ex Direttore Generale, Raffaele Agrusti, nell’ambito degli accordi di uscita.  

Alla luce di quanto sopra, il Consiglio ha deliberato di conferire mandato al Group CEO, Mario Greco, di avviare immediatamente le idonee azioni risarcitorie e di responsabilità in sede giuslavoristica nei confronti sia di Giovanni Perissinotto, sia di Raffaele Agrusti. 
 
Pertanto, al fine di tutelare con massima rapidità ed efficacia gli interessi patrimoniali della società, al Group CEO è stato dato mandato di intraprendere le azioni giudiziarie in sede giuslavoristica volte a impugnare e contestare gli accordi risolutivi dei rapporti di lavoro conclusi con Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti, all’estinzione dei titoli vantati da Raffaele Agrusti nei confronti della società, al recupero delle somme pagate a Giovanni Perissinotto, nonché – per entrambi – alla richiesta di risarcimento dei danni subiti a causa dell’inadempimento degli obblighi derivanti dai rispettivi rapporti di lavoro subordinato, adottando allo scopo ogni opportuna misura, iniziativa e azione. 
 
Il Consiglio di Amministrazione ha altresì deliberato di lasciare impregiudicata, allo stato degli atti e delle conoscenze, ogni facoltà in ordine all’avvio davanti alle sedi competenti di ogni altra iniziativa volta al ristoro di tutti i danni subiti. 
La notizia affidata ieri a questo comunicato stampa era stata già da tempo ventilata e ripetutamente annunciata, favorendo la sindrome dell’attesa per conoscere se, dopo aver interpellato due studi legali, la compagnia avesse consolidato la determinazione di avviare azioni risarcitorie e di responsabilità nei confronti dei due ex-manager di Generali.

Non conoscendo i maggiori dettagli emersi nel corso degli avvenuti approfondimenti non risulta comprensibile il cambiamento di rotta della compagnia, soprattutto se si ricorda quanto era stato comunicato alla stampa appena il 6 Novembre 2013  .

Vi si affermava, tra l’altro, che “Al termine degli approfondimenti svolti, il Consiglio di Amministrazione ha valutato se, allo stato, sussistessero i presupposti per iniziative legali a tutela della Società, in particolare nei confronti dei due manager” e concludeva  affermando come fosse “escluso qualsiasi profilo di rilevanza penale nei comportamenti emersi”   nonchè “la decisione di non procedere, allo stato, a possibili azioni risarcitorie nei confronti dei manager in parola, principalmente in considerazione della difficoltà di collegare le irregolarità emerse a danni risarcibili a norma di legge”.

Per quanto poi riferibile a Raffaele Agrusti si continuava dichiarando…

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre deliberato, sulla base di una valutazione complessiva dell’interesse della Società, di dare corso ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con Raffaele Agrusti. Tale risultato è stato raggiunto attraverso un accordo che ha tenuto in considerazione il rischio che una soluzione contenziosa conducesse a conseguenze più onerose per la Società, nonché l’esigenza di un percorso di uscita del manager dalla Società che ne assicurasse transitoriamente la collaborazione, secondo modalità e tempistiche concordate.

Sembrerebbe quindi, e tutti i condizionali possibili sono rigorosamente obbligatori, che siano decisamente ingombranti gli “atti e circostanze nuovi” nel frattempo emersi, e tali  da far cambiare bruscamente l’atteggiamento della compagnia, quasi rinnegando se stessa e i precedenti deliberati, e attribuendo alla sfera giuslavoristica il ruolo di piattaforma di partenza per il percorso risarcitorio appena commissionato al CEO .

Cambiare idea è sempre segno di avveduta riflessione, ammettere che le precedenti valutazioni e scelte conseguenti siano state improprie lo è altrettanto, ma forse appare un po’ meno comprensibile come questi ripensamenti siano in parte anche il risultato di sollecitazioni marcate IVASS e non di azioni autonome dell’azienda.

Ma ripeto, servono a poco le illazioni, contano invece molto le conseguenze che le azioni annunciate comporteranno. Rimane a tutti noi, esterni ai corridoi dove le decisioni vengono meditate e intraprese, la domanda sulla opportunità della trasparenza a tutti costi, grazie alla quale abbiamo potuto assistere quasi in diretta a una operazione di pulizia, prolungata e apparentemente contraddetta, alla quale altre aziende del settore, e le stesse Generali, non ci avevano mai abituato prima.

E’ anche questo il segno che tante cose sono definitivamente cambiate nei palazzi del Leone, dove sembra che anche un giustizialismo rigoroso e annunciato debba far comunque parte di una azione di comunicazione, per riaffermare, se ce ne fosse ancora bisogno, che ogni legame con il passato ha il peso di una inutile zavorra, che impedirebbe le alte quote dei  futuri successi della compagnia.

E così il pur sempre alato Leone potrà finalmente spiccare al meglio il suo nuovo volo

Digitalizzazione e Agenzie di Assicurazione: il punto di vista dell’IVASS.

L’occasione è stata quella della Convention Nazionale ANAPA,  avente come tema “Agent R-evolution. Competitività, tecnologie e sviluppo economico”  e tenutasi a Roma lo scorso 13 febbraio 2014, nel corso della quale la presenza dell’IVASS si è concretizzata con l’intervento del suo Segretario Generale  Corrado Baldinelli e avente per oggetto “La distribuzione dei prodotti assicurativi: ruolo e prospettive degli intermediari” .

Il test integrale della relazione può essere scaricato nella sua versione integrale cliccando qui.

Ne riporto due stralci con libere evidenziazioni dei passaggi che ritengo più significativi.

…omissis

La rivoluzione digitale si colloca all’interno di un processo di rinnovamento della distribuzione assicurativa già avviato dalle imprese promotrici delle pratiche di vendita diretta, in cui la transazione viene conclusa dallo stesso assicuratore o dai suoi diretti sales partners, come brokers online o aggregatori, e sta negli ultimi anni coinvolgendo anche le reti distributive tradizionali. 

Non si tratta, tuttavia, della semplice distribuzione di contratti a distanza, ma di un fenomeno che ha un significativo impatto sui processi del complesso rapporto compagnia – rete commerciale – clientelaLe novità che stanno investendo le realtà agenziali richiedono un’apertura senza riserve a una nuova modalità di svolgere l’attività di intermediazione. La relazione agente – cliente tende a diventare “paperless”, dalla fase di presentazione del prodotto, all’acquisizione del consenso, al pagamento del premio, fino alla denuncia dei sinistri.

omissis…

 

…omissis

All’introduzione dell’information technology deve accompagnarsi lo sviluppo di una professionale attività consulenziale; coniugare questi due fattori è una sfida importante cui il settore degli intermediari assicurativi è chiamato a rispondere. In particolare, l’agente è chiamato a dare evidenza alla clientela del valore aggiunto delle proprie qualità professionali di esperto del settore, rispetto alla mera funzione di vendita, attraverso la presentazione di risposte adeguate ai bisogni di copertura assicurativa.

Se da un lato il mercato si muove verso la standardizzazione dei prodotti, la cui distribuzione di fatto sminuisce il ruolo dell’intermediario tradizionale, dall’altro si affacciano nuove esigenze che richiedono alle compagnie uno sforzo innovativo per realizzare prodotti all’avanguardia e agli intermediari, che intendono “sopravvivere”, un’elevata competenza professionale e un’organizzazione tecnologicamente avanzata, che rispondano alle richieste di garanzia sull’idoneità del prodotto, di fruibilità dei servizi, di verifica immediata delle posizioni. 

Il settore della distribuzione assicurativa è chiamato a un grande sforzo di aggiornamento; l’evoluzione in atto richiederà per necessità investimenti e maggiore qualificazione. In prospettiva, solo gli intermediari che sapranno accettare queste sfide e che garantiranno elevati livelli di efficienza sono destinati ad affermarsi. Chi non si adegua prontamente, risentirà, anche in modo pesante, degli effetti del nuovo scenario; dovrà affrontare scelte di rilievo circa il suo futuro, ricercando sinergie o forme di aggregazione con soggetti maggiormente qualificati; potrà rischiare d’essere espulso dal mercato.  
Non serve invocare o percorrere battaglie di retroguardia. Le stesse associazioni di categorie sono invitate a raccogliere le sfide che il contesto in evoluzione presenta, sostenendo gli sforzi di cambiamento dei propri aderenti, specie di quelli meno robusti.
omissis… 
Sono riflessioni che ripropongono in maniera quanto mai lucida ed essenziale il tema della influenza della digitalizzazione sulla distribuzione assicurativa in Italia; influenza che è ormai fattore indiscutibile sia della necessità di cambiamento di chi, intermediari e compagnie, voglia ancora essere nella condizione di pensare a un futuro di prospettiva economica possibile, e sia di consapevolizzare la inevitabile selezione del numero degli intermediari che potranno raccogliere con successo la necessità del cambiamento.
Se a queste riflessioni aggiungiamo quanto viene raccontato (non esiste ancora una versione ufficiale dell’ANIA della relazione) dell’intervento del Presidente dell’ANIA allo stesso convegno, nel sottolineare la delicatezza del momento nei rapporti tra imprese e reti agenziali, ne risulta un quadro gonfio di incertezza che merita una attenta meditazione.
L’ANIA infatti avrebbe invitato tutti a  una opportuna pausa di riflessione per capire se quello che sarà deciso dall’Autority in merito alla istruttoria avviata per contrastare ogni presunzione di ostacolo al plurimandato da parte di un gruppo di Compagnie di Assicurazione avrà un impatto significativo sul mercato. Il rischio che una parte dell’intermediazione professionale, considerata ancora come componente fondamentale del valore delle imprese afferma l’ANIA, perda il suo significato può essere mitigato solo se gli  agenti sapranno  dimostrare dinamicità e capacità nel dare valore aggiunto al proprio ruolo, svolto all’interno dei propri rapporti con le compagnie mandanti.
Prevalgono e permangono dubbi, ansia e incertezza, che continueranno a rimanere tali se si tiene in debito conto anche la quanto mai condivisibile affermazione dell’ANIA, nella persona del suo responsabile della COMMISSIONE PERMANENTE DISTRIBUZIONE Franco Ellena, che anche in questa occasione ha ribadito come  il primo obiettivo debba essere quello della fornitura di un servizio autenticamente adeguato al cliente.
Di servizio e cliente sono pieni ormai titoli e relazioni di incontri e convegni, ma nessuno è stato sinora in grado di fornire un modello di riferimento utile per impostare nuovi comportamenti e metodi distributivi. Ancora una volta è il prezzo, e la sua predominanza nelle motivazioni di acquisto, a costituire il volano principale nel comprare polizze e assicurazioni, temono gli intermediari.
E in questo siamo tutti testimoni di uno sconfortante paradosso: più semplice è il prodotto meno percepibile è il suo cosiddetto valore aggiunto, più complicato è il prodotto (intendendo per “prodotto” la polizza preconfezionata presente nel catalogo prodotti delle singole compagnie) altrettanto poco  intelligibile risulta il suo contenuto e conseguente valore, con lo sconsolante risultato di livellarli entrambi nella banale forbice della pura convenienza economica.
E allora “più prodotti meno agenti” è l’inevitabile equazione del futuro? Questa è la domanda da rivolgere alle compagnie e il quesito che gli stessi agenti si debbono porre per riprogettare la propria identità funzionale futura.

Le scatole di plastica americane sono arzille più che mai. La semplice ricetta di una “nonna” che sa essere ancora moderna…

Tupperware e 60 anni di utili all’antica
«Internet? No, le vendite a casa»

Niente social, Facebook o Twitter: nel mondo
una presentazione ogni 1,4 secondi

(Corriere della Sera 11 Febbraio 2014)

Siamo affollati da sondaggi, opinioni, studi, analisi e convegni tutti mirati a comprendere quali potranno o dovranno essere le caratteristiche dell’agente di assicurazione al tempo di web, social network, comparatori e più genericamente di tutto ciò che può essere commercializzato in modalità elettronica. Tutti affannati a ricercare scorciatoie, nuove ricette e consulenti capaci di orientarci verso un futuro praticabile e in grado di fornirci successo o, molto più prosaicamente, una accettabile sopravvivenza.

Modelli consigliati,  corrispondenti in misura più efficace ai nuovi bisogni e nuovi clienti, e stando contemporaneamente ben attenti a non perderne troppi di quelli che già popolano i nostri portafogli di polizze. Qualche voce isolata continua invece a sostenere che possono sì esistere strumenti e modalità apparentemente più evolute di quelle che da quasi 190 anni connotano il venditore di polizze in Italia, ma che base di qualsiasi risultato sostenibile è la qualità della nostra relazione con i clienti.

Rapporti ancora personali e non intermediati “artificialmente” da impersonale tecnologia. Siamo nel pieno della era delle stampanti in 3D, capaci di trasformare un disegno in oggetto in pochi minuti, dalle forme e dagli impieghi più disparati, e poi possiamo magari scoprire che non sono mica così numerosi gli intermediari assicurativi ancora in  possesso di uno scanner, per  scansionare semplicemente documenti da inviare o conservare in formato elettronico, e sono ancora meno numerosi quelli  visibili e riconoscibili attraverso un proprio, o dedicato dalla compagnia, sito web.

Il mondo sembra progredire facendo a meno degli intermediari assicurativi al punto da metterne in discussione la futura esistenza, relegandoli al basso rango di portatori di quasi parassitaria intermediazione. Ma molti di noi si ribellano a essere catalogati come momento improprio e  obsoleto di commercializzazione di polizze.

Saranno questi “dissidenti del nuovo” i migliori sostenitori di quanto afferma la ormai antica azienda americana leader nella vendita salottiera delle sue mai superate scatole di plastica. Donne tra le donne, persone tra persone, dentro semplici e rassicuranti mura domestiche, ancora oggi valide protagoniste di vendite di successo che fanno fatturare globalmente 2,6 miliardi di dollari con una capitalizzazione da 4,8 miliardi e  con presenze in oltre 100 paesi nel mondo.

L’articolo del Corriere della Sera ci rassicura almeno in parte, confermandoci che le persone, le loro emozioni, le loro storie non sono sempre solo social o twittabili, e che il calore di una normale stretta di mano non potrà mai essere riprodotto e proposto da una seppur   sofisticata Stampante 3D, anche se quegli appuntamenti li avremo organizzati su una agenda elettronica e anticipati con una mail.

Naturalmente il vecchio, in quanto tale,  sopravvive solo nei  musei e negli archivi  sbiaditi e impolverati: è per la capacità di qualcuno che ha saputo contestualizzarne gli strumenti senza snaturarne l’essenza che quello che avrebbe potuto essere addirittura antico esprime ancora valore e redditività. Basta copiare.

ISTAT da non perdere. Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo

Giunto alla sesta edizione, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Il prodotto arricchisce l’ampia e articolata produzione dell’Istat attraverso la proposta di 120 indicatori, raccolti in 19 settori, che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione. 

Gli indicatori si possono consultare, scaricare su un foglio elettronico, approfondire grazie ai link presenti in ogni pagina. E’ inoltre possibile navigare tra i dati in modo interattivo, attraverso innovativi strumenti di visualizzazione dinamica. In questo modo l’Istat si conferma all’avanguardia tra gli Istituti nazionali di statistica nell’uso delle nuove tecnologie per la diffusione e la comunicazione dell’informazione statistica. 

Accanto alle tradizionali versioni, on line e cartacea, gli utenti avranno anche la possibilità di consultare gli indicatori in formati digitali, quali e-book e App per smartphone.

Quella che avete appena letto è la presentazione di “Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, pubblicato oggi sul sito web di ISTAT, è ormai la sesta edizione del sistema informativo che raccoglie in 120 schede i diversi aspetti economici, demografici e ambientali del nostro Paese.

Ritengo che ogni assicuratore, Intermediario o Compagnia, debba dedicare la dovuta attenzione alla conoscenza di “come siamo” noi, cittadini di questo Paese, per meglio comprendere le diverse caratteristiche che distinguono tra di loro Regioni e rispettivi fenomeni analizzati.

Avremo modo di conoscere ad esempio i dati della Spesa sanitaria delle famiglie anzichè quelli della Densità abitativa oppure quelli riferiti al Quadro generale della struttura produttiva e quanto riguarda gli Incidenti stradali e la Criminalità e Sicurezza.

Strumento sintetico e completo, di agevole consultazione soprattutto nella comoda App per i nostri tablet. Per abituarci a superare la nostra visione locale e trovare conferme o smentite alle nostre percezioni delle aree regionali nelle quali operiamo.

C’è crisi e crisi…

Parlare di crisi, della sua durata, del tempo che dovrebbe ancora mancare alla sua fine, dei suoi sempre più improbabili “timidi segnali di ripresa”, della fine del troppo menzionato “tunnel”, tutte espressioni ormai incapaci di descrivere la realtà per quello che rappresenta veramente. Si riempiono i giornali di articoli e articolisti, i talk-show di opinioni e opinionisti, spesso anche di improbabile e impresentabile spessore. L’Italia sembra da tempo tutto un pullulare di economisti, tutti pronti a descrivere “quello che è e che invece non dovrebbe”, ma senza fornire mai soluzioni.

Numeri, statistiche, cartelli colorati che illustrano sintomi, tendenze e improbabili probabilità, semplici fotografie di mali che invece sembrano non avere alcuna possibilità nè diagnostica nè tanto meno terapeutica. Tutti figli di un qualunquismo irrimediabilmente dilagato e verso il quale non abbiamo alcuna difesa, se non quella di dedicarci a distrazioni analgesiche per continuare a ignorare la realtà.

Personalmente credo che quando un male si cronicizza (al bene invece non succede mai) sia onesto, e soprattutto inevitabile, abituarsi a convivere con le conseguenze e i limiti che ogni condizione invalidante inevitabilmente comporta. Evitando con cura inutili metafore dovremmo cominciare a costruirci la convinzione che la crisi non c’è più, non perchè sia finita, ma proprio perchè si è ormai consolidata in misura irreversibile.

E quando questo succede potrebbe significare che il meglio, oppure il diverso, non riaffiorirà più, e che siamo invece in uno stadio ormai avanzato di una mutazione genetica con la quale dovremo attrezzarci a convivere e a sopravvivere. Mercati, forze lavoro, prodotti, servizi, situazioni sociali, tutti da riesaminare, riconsiderare e rivalutare.

Piaccia o no non saremo più quelli che eravamo. Le nostre sono società prigioniere di uno dei più grandi paradossi possibili, all’interno del quale gli anziani percorrono vite sempre più lunghe, ma senza poter essere contribuenti effettivi di esperienze e capacità lavorativa, anzi affaticando invece i costi di una socialità che vede sempre più giovani ritardare l’avvio del proprio impegno lavorativo invecchiando anch’essi, e subendo tutti insieme  un’altra  mutazione, etnico-nazionale questa volta, che anzichè risultare positivamente contaminante accentua invece tensioni e spaccature. I fatturati delle aziende boccheggiano e quindi i costi-lavoro vanno conseguentemente ridimensionati, introducendo magari modulazioni verso il basso di stipendi e retribuzioni, che  diminuiscono ulteriormente il potere di acquisto di persone e imprese e ne aumentano disagi e rinunce.

Agli assicuratori tutto questo deve essere altrettanto chiaro per la liquidità di un mercato che si scompone e trasforma, ma comunque ritraendosi in un imprevedibile impoverimento con il quale bisogna già adesso fare i conti. La polizza auto sprofonderà definitivamente al livello più basso delle commodity sottraendosi alla intermediazione attiva di broker e agenti. Tutto il resto sarà sempre più espressione di semplicità apparente in termini di prodotto (ma potrà mai essere una polizza di assicurazione veramente semplice?) con una forte focalizzazione sul prezzo,
che abbasserà premi e provvigioni. Se la attenzione ai costi, anch’essa per persone e imprese, sarà sempre più esasperata, altrettanto dovrà essere per coloro che di assicurazioni fanno la propria professione. La digitalizzazione deve essere una scorciatoia gestionale in grado di abbattere i costi, altrimenti rimane solo una moda comportamentale che non fa guadagnare chi non ne può usufruire. In questo mercato che diventa un nuovo puzzle, per il quale bisogna trovare con gran rapidità nuovi temi per mantenere e attrarre i clienti, nel quale le motivazioni di acquisto e mantenimento di polizze e contratti sono sempre più fragili e emotive, altrettanto rapidi dovranno essere i canali distributivi.

Comparabili nei volumi di portafogli, comparatori per certe categorie di prodotti, ma tutti facilitatori di disaffezione rapportuale in aumento, si adatteranno a un nuovo porta a porta agile se efficacemente digitalizzato. Vendite allo sportello o on-site da un lato e dall’altro portatori di convincimenti,  inducendo a un acquisto sempre più emotivo ma con una importanza rivalutata della fiduciarietà di chi vende. Fiducia e visibilità saranno due presupposti fondamentali per vendere già domani mattina, attraverso trattative e offerte di sempre più breve durata e di altrettanto più brevi rapporti cliente-fornitore.

E i programmi di aziende e collaboratori saranno altrettanto brevi per essere ancora attendibili, quasi in tempo reale come le nostre ormai altrettanto improbabili previsioni meteorologiche. Per adattarsi a una insicurezza generalizzata che potrebbe essere nuovo generatore di altrettanto nuovi bisogni di sicurezza se saremo capaci di coglierli.

Al contrario di quello che viene criticato nel mondo del capitalismo, quando lo si condanna per un passato ancora presente perchè basato prevalentemente su una sistema di relazione invece che di rischio, gli assicuratori dovranno riaffermarsi nella loro capacità di relazione, mai affabulatoria ma sempre più incisiva e efficace, anche se inevitabilmente costretti a guadagnare sempre meno.